Il corso sperimentale di Teoria e analisi musicale come principale motore delle innovazioni contenutistiche della Riforma dell’Afam

by Mario Musumeci

L’evoluzione della disciplina teorico-analitica (ex-Armonia)

Ecco di seguito – a richiesta di colleghi ancora coinvolti nella stesura e nell’attuazione dei trienni accademici e di studenti alla ricerca di chiarimenti ed orientamenti specifici -delle  schematiche tabelle che illustrano l’evoluzione del nostro impianto disciplinare. Proprio per capire chi siamo, da dove veniamo, e dove stiamo andando.

E per cercare, possibilmente tutti, sia individualmente che come unita e compatta categoria – magari proiettata verso il destino di una comunità scientifica –  di divenire padroni attivi e positivi del nostro futuro professionale.

Schema A) L’evoluzione in corso della disciplina 

 

A futura memoria storica: un modello di approccio contenutistico ai problemi posti dalle riforme, in corso negli ambiti della didattica musicale di base specialistica e della relativa formazione accademica

Schema B) Armonia vsTeoria e analisi

Lo schema è tratto da Mario Musumeci, La sperimentazione del corso di Teoria e analisi musicale nel Conservatorio messinese, in Annuario 1995-1996, Conservatorio Statale di Musica “A. Corelli”, Messina. Ed illustra sul piano comparativo le relazioni solo tra i programmi d’esame delle due ben diverse discipline: la “vecchia” Armonia complementare e la successiva, e da essa derivata, Teoria (generale) e analisi musicale – che per vari condizionamenti, in parte anche legittimi, è divenuta, con analoghi programmi, Teoria dell’armonia e analisi nella programmazione pluridisciplinare del triennio accademico sperimentale fino ad assorbire con questa definizione l’intero settore disciplinare nella recente stabilizzazione della laurea musicale, o diploma accademicodi primo livello dell’Afam. Con spazio primario e notevole attribuito all’analisi musicale e assieme alla tecnica e alla pratica armonica  e ai fondamenti di composizione, teoricamente consapevoli e dunque reinnestati nei percorsi analitici.

Il riferimento programmatico alla sperimentazione del corso di Teoria e analisi musicale è tratto del Decreto ministeriale del 22/giugno/1988 istitutivo del corso presso il Conservatorio di Messina, arrivato secondo dopo il Conservatorio milanese, secondo un progetto generalizzato a livello nazionale a suo tempo proprio perchè supportato ab origine a livello ministeriale da illuminati dirigenti ed ispettori particolarmente vocati a tali settori di studi; venuti  meno i quali è rimasta però una traccia diffusa nei corridoi ministeriali del loro originario impegno, seppure mai ben chiarita alla luce del sano confronto con chi, come lo scrivente (al momento decano in servizio attivo di tale generazione di “ex-sperimentatori”), tale attività didattica, di studio e di ricerca l’ha già condotta produttivamente per un quarto di secolo circa.

Seguono in allegati PDF i più importanti documenti sul suddetto corso di sperimentazione:

Progetto di sperimentazione (1987)

Progetto sperimentale 1987-88

Decreto ministeriale autorizzativo (1988)

D.M.1988 Teoria e analisi

Primo risalto nazionale dell’attività sperimentale

Impatto nazionale (cenni)

Saggio in Annuario 1995-1996 del Conservatorio, di illustrazione e verifica, anche comparativa, del corso, a ridosso di un decennio di attività preparatorie, attuative e di valutazioni e verifiche documentali ed ispettive (1996)

Illustrazione e verifica

Tante altre sono le cose promananti da quella esperienza e degne di nota. E d’altra parte la vicenda della sperimentazione del corso di Teoria e analisi musicale degli oramai lontani anni ottanta è tutta direttamente confluita a livello specialistico negli impianti riformistici dell’Afam e a livello propedeutico nella riforma dei licei musicali, fino a permeare direttamente o indirettamente – che dir si voglia – l’intero impianto di trienni e bienni accademici; dove, nel bene e nel male (così va il mondo … tra mode ed opportunismi vari), proliferano addirittura anche ad abundantiam (rispetto le competenze effettivamente esplicate) i corsi di studio di denominazione analitica.

Quanto la meritoria esperienza sperimentale – neppure esaurita nella denominazione originaria, dato il procedere ad esaurimento dei corsi tradizionali – abbia beneficato effettivamente i contenuti disciplinari dei nuovi ordinamenti, al di là delle specifiche discipline che se ne esprimono positivamente in continuità (settori e campi disciplinari, competenze disciplinari e conseguenti attività formative – secondo declaratorie ed ordinamenti consequenzialmente messi a regime), sta però diventando tutta un’altra storia.

E, anzi, semmai una cronaca: una “storia” ancora in corso e pure difficile (impossibile?) da documentare. In maniera inversamente proporzionale a quanto qui si offre in assoluta trasparenza agli occhi, perfino indiscreti, di chiunque si mostri interessato.

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