La questione della doppia frequenza accademica e universitaria

di Mario Musumeci

Capita che colleghi docenti  e soprattutto studenti delle istituzioni Afam chiedano informazioni sulla possibilità della doppia frequenza, presso il Conservatorio riformato in Istituto Superiore degli Studi Musicali (ISSM) e simultaneamente presso una facoltà universitaria.

Va osservato, ai fini di un effettivo e più definitivo chiarimento al proposito che:

  1. un interrogativo di tal genere non se lo è mai posto né se lo porrebbe certamente un allievo di Accademia di Belle arti, istituzione dell’Afam con impianti statutari e regolamentativi del tutto analoghi a quelli dell’ISSM. In tale istituzione da decenni il titolo conseguito viene comunemente definito”laurea” e peraltro alla stessa si accede da sempre dopo aver conseguito il titolo di scuola secondaria superiore. L’iter di studio è da tempo impiantato su un solido impianto pluridisciplinare e la riforma della legge 508/1999 non ha che confermato le nuove scansioni accademico-universitarie del 3+2, dovute alla concertazione normativa europea;
  2. tale interrogativo se lo pone invece ancora oggi un discente o docente del conservatorio musicale riformato semplicemente perchè in passato era possibile, a fronte di una frequenza anche limitatissima in termini orari dell’istituzione formativa musicale, in qualche caso resa addirittura analoga all’impegno di uno studente a lezione privata. Cosa oggi del tutto insostenibile a fronte dei ben più consistenti impegni di triennio e biennio accademici. E soprattutto di un sempre più consistente impianto pluridisciplinare, tanto sul piano quantitativo delle varie discipline di base, caratterizzanti, integrative etc. etc., quanto sul piano contenutistico di ciascuna di tali attività formative – specie quando affidate ad insegnanti particolarmente capaci e preparati;
  3. tale interrogativo se lo pone il discente per potere accedere ancora, a distanza di un decennio dall’avvio della riforma, al vecchio corso tradizionale – ancora funzionante seppure ad esaurimento – che, pur mantenendo un impianto quantitativo meno impegnativo di discipline, è almeno sulla carta inteso come paritario rispetto il triennio accademico. Insomma il ragionamento, terra terra, è grosso modo il seguente: “perchè affaticarmi a studiare di più? Mi sbrigo prima e poi faccio il biennio e completo l’intero curriculum del 3+2 più rapidamente e con meno rischio di intoppi (= studiando di meno)”. Il vero scandalo è che ciò sia ancora reso possibile da normative di diritto transitorio equivocate ad hoc e non per una reale necessità di scopo. Basterebbe osservare che presso l’università la predisposizione dei nuovi curricoli del 3+2 fu immediata e il diritto transitorio riguardò solo gli anni di laurea quadriennale o quinquennale successivi al primo: insomma tre o quattro anni tutt’al più così come nelle Accademie BB. AA., a fronte della ventina d’anni che da noi ci si appresta a completare;
  4. questo ragionamento di comodo spiega anche perchè in vari istituti, dopo una discreta partenza del triennio sperimentale, ci sia stato un crollo dei diplomati di triennio a fronte di un notevolissimo incremento di diplomati nel tradizionale. E allora, a fronte di questo imbroglio o compromesso o – ancor meglio – furbata impostata tipicamente “all’italiana”, cosa doveva capirne il genitore di turno circa il futuro formativo e lavorativo del proprio rampollo? Poteva e può competere il diploma accademico dell’Afam specificamente musicale, seppur normativamente reso oramai equiparato al diploma universitario di analogo livello, con il titolo per tradizione definito “laurea” e considerato ancora, certo pure volgarmente in quanto “pezzo di carta”, il titolo di studio più elevato?
  5. Per il docente accademico prevale invece la paura (in certi casi un vero e proprio “terrore”) del nuovo, specialmente se immaginato in quanto corrispondente allo svuotamento dei corsi superiori di studio, i corsi accademici del 3+2, a fronte di un’utenza consistente sì ma non bene indirizzata nei livelli più alti: appunto quelli costituenti in un prossimo ideale futuro l’effettivo target dell’ISSM. Si tratta – com’è evidente – della classica situazione “del cane che si morde la coda”; sveliamone una volta per tutte pertanto l’implicata cattiva responsabilità dovuta certamente ai motivi più diversi sul piano personale ma che in soldoni si traduce così, almeno per il docente meno dotato in termini di responsabilità istituzionale e di deontologia professionale: da un canto faccio “sbrigare” gli studenti che possono e che vogliono con la scorciatoia del tradizionale che, a fronte dei nuovi impegni quanto meno quantitativi del triennio accademico, è senza dubbio meno qualificato e dall’altro pavento il rischio di non riuscire a formare nel breve e medio termine una utenza accademica quantitativamente in grado di rendere autosufficiente l’ISSM e di delegare definitivamente le funzioni formative propedeutiche a scuole medie e a licei ad indirizzo musicale.

All’interno di tali irrisolte problematiche la questione delle doppia frequenza parrebbe costituire pertanto un alibi di comodo per motivare l’incapacità e l’irresponsabilità di affrontare il problema reale: fare sentire agli studenti tutti, e non solo ai migliori del triennio, l’effettiva qualità dell’impegno da loro perseguito, senza scorciatoie che lo dequalifichino e con la piena consapevolezza che si tratta di studiare tutti con il massimo coinvolgimento e la piena corresponsabilità per ottenere con il miglior risultato una “laurea musicale” (chè di questo adesso si tratta): triennale di base, o successiva e biennale specialistico-magistrale. Sarà la vita poi a dare ragione a chi si è impegnato più onestamente e responsabilmente lungo l’intero corso di studi –  senza affidarsi alle possibili scorciatoie di comodo – rispetto coloro che hanno preferito invece agire con più superficialità, rimanendo colpevolmente avvinghiati al palo della loro stessa ignoranza, al momento gabellata per furbizia.

E così come nessuno pretenderebbe di iscriversi o di fare iscrivere i propri figli o studenti in simultanea ad un corso di laurea, poniamo, in medicina e ad un altro in veterinaria o addirittura in ingegneria, ugualmente tale problema non si porrebbe per le nostre istituzioni.

Mentre ben altra faccenda semmai costituirebbe la possibilità della doppia frequenza riferita a più corsi di studio accademici o accademici e universitari contenutisticamente integrabili. Nel primo caso va detto che, in più regolamenti che mettono definitivamente ad ordinamento i trienni degli ISSM, tale possibilità era esplicitamente prevista per alcuni corsi di studio: in sostanza poteva essere possibile – pienamente attuato il relativo dettato normativo di ciascuna singola istituzione che lo prevedesse – iscriversi in simultanea sia ad un triennio di corso compositivo che ad un triennio o biennio di corso interpretativo-strumentale. Ma, per motivi (crediamo) abbastanza discutibili, il direttore generale ha fatto cassare questa norma specifica, assumendosene però in proprio la responsabilità. Nel secondo caso, in presenza di impianti disciplinari congruenti o integrabili di una specifica istituzione dell’Afam e di una specifica facoltà universitaria, è già da tempo possibile – proprio secondo il dettato della legge 508 istitutiva della riforma – l’autonomo ricorso a convenzioni apposite; che prevedano la simultanea compresenza di attività formative accademiche e universitarie. Ma qui tutto dipende dalle teste specifiche dei presidi di Facoltà e dei direttori di ISSM cointeressabili e della rispondenza collaborativa degli altri relativi organi di governo. Che, al proposito, un pò dovunque e per i motivi più diversi – non esclusa la mancanza di futuribili visioni culturali e di correlata immaginazione creativa – hanno semplicemente latitato circa l’opportunità di servirsi di questo pur formidabile strumento di autonomia regolamentativa.

Questa è per noi la più corretta prospettiva per assumere il senso e l’entità del problema posto spesso fin troppo sbrigativamente e senza un corretto adeguamento alla nuova prospettiva di rango europeo in cui l’accademia musicale italiana è stata oramai definitivamente inserita – pur nelle citate e comunque sempre risolvibili contraddizioni.

Poi se qualcuno ha ad ogni costo deciso di imparare due mestieri di elevata professionalità e di volerlo fare addirittura in simultanea dobbiamo aggiungere che, allo stato attuale, esistono diverse proposte di legge, anche se portate avanti in maniera poco convinta. Citiamo, da un’informativa trasmessaci gentilmente dal Prof. Anselmo Cananzi, le seguenti:

  • un emendamento della legge Gelmini C.3687.
    che recita: “Dopo il comma 10-sexies, aggiungere il seguente:
    10-septies. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere del CUN e del CNAM, sono disciplinate le modalità organizzative per consentire agli studenti la contemporanea iscrizione a corsi di studio universitari e a corsi di studi presso i conservatori di musica, gli istituti musicali pareggiati e l’accademia nazionale di danza.
    25. 505. “
  • nel Disegno di legge 1643 Asciutti ed altri che ci riguarda e dove tra l’altro abbiamo: “Art. 4.(Iscrizione contemporanea agli istituti superiori musicali ed a un corso di laurea) 1. È consentita l’iscrizione contemporanea agli istituti superiori musicali ed a un corso di laurea.”
  • nel Disegno di legge N. 2276 Art. 3.(Doppia iscrizione) “1. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere del Consiglio universitario nazionale (CUN) e del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale (CNAM), sono disciplinate le modalità organizzative per consentire agli studenti la contemporanea iscrizione a corsi di studio universitari e a corsi di studi presso i conservatori di musica, gli istituti musicali pareggiati, e l’accademia nazionale di danza, anche al fine di determinare e coordinare l’impegno richiesto per la frequenza in relazione ai piani di studio e ai crediti annuali da conseguire nelle due istituzioni.”

________________________________-

Aggiornamento del 28/10/2013

Quello che si legge in questo articolo va aggiornato quanto meno con il seguente, anche se tutt’altro che recente, post:

Modalità organizzative per la contemporanea iscrizione a corsi di studio universitari e accademico-conservatoriali (presso gli Istituti Superiori di Studi Musicali)

E, propedeuticamente ad esso, anche con:

Approvata la possibilità di doppia frequenza di una facoltà universitaria e di un corso accademico musicale o coreutico dell’Afam

In definitiva ogni lettore e frequentatore del sito dovrebbe pur leggere la data di produzione di ciascun Post. E se distante nel tempo dare un’occhiata se tematiche analoghe – o addirittura le stesse, come in questo caso – siano state trattate successivamente (più di recente) in Archivi (specifici, se riguardanti tematiche dell’Afam e dei Conservatori musicali (ISSM) in genere.

Questa voce è stata pubblicata in Istituzioni accademiche, Lettere al/dal sito. Contrassegna il permalink.

6 risposte a La questione della doppia frequenza accademica e universitaria

  1. Guna Sibilian ha detto:

    il problema dei crediti???…..vengono dimezzati in entrambi i percorsi???(conservatorio e corso universitario)….se è necessario allo stato attuale chiedere autorizzazione ad entrambe le istituzioni, è reale il sospetto ke ENTRAMBI i percorsi vengano rallentati con la conseguenta che il 3+2 diventano per entrambi gli indirizzi 10 anni???Mia figlia (da privatista)in possesso del 5° di pianoforte+licenze di teoria e solfeggio,storia della musica e a sett. armonia complementare, al secondo anno in corso di giurisprudenza,quest’anno si è messa in testa di frequentare part-time anke il conservatorio mantenendo a tempo pieno giurisprudenza…..ma può farlo???A me personalmente sembra una follia….ma desidero sapere, se legalmente e nelle reali possibilità, non sussistano incompatibilità (es. lezioni che si sovrappongono).Vi prego di un urgente riscontro,grazie!!!

    • musicaemusicologia ha detto:

      Come può pensare che i crediti possano essere dimezzati, anche solo in uno dei due percorsi?!

      La possibilità della doppia frequenza, peraltro attesa da tanti studenti, è riferibile alla semplice constatazione che per molti gli studi musicali costituiscono una passione e dunque un hobby che sopravanza ogni altro interesse aggiuntivo e per il quale si è disposti ad impiegare una parte consistente del proprio tempo, addirittura anche ipotizzandone uno sbocco professionale.
      Ciò perfino in presenza di altri studi impegnativi. E non sono pochi i casi – incluso quello dello scrivente – di una pluralità di studi condotta simultaneamente e in tal senso con un accrescimento notevole degli impegni relativi e non certo con una facilitazione in termini di riduzione degli stessi!

      Del resto non credo proprio che i pregressi studi musicali di sua figlia le abbiano consentito in passato di facilitare quelli liceali, condotti in simultaneità agli stessi. Con il senno di poi sarebbe pertanto da considerare con estrema attenzione l’istituzione del liceo musicale, come scuola secondaria superiore di formazione culturale generale ma di specifico indirizzo, ai fini di un miglior dispendio delle energie degli studenti appassionati anche di musica.

      E siamo al dunque. A cosa dovrebbe allora servire il poter usufruire dell’opzione della doppia frequenza?

      Preliminarmente mi sembra intanto mio principale dovere, come professionista della didattica particolarmente vocato ed attivo nel campo specifico, metterla in guardia dagli errori che molti genitori continuano a fare in proposito e tutti riferiti alla prospettiva di considerare gli studi musicali professionali come un qualcosina di aggiuntivo e opzionale rispetto gli studi considerati “più seri”, in ispecie quelli condotti all’interno di una facoltà universitaria.
      Cara signora, la serietà di un corso di studi è legata alla qualità metodologica della docenza specifica e all’organizzazione didattica dell’istituzione frequentata: esistono infatti sia situazioni di eccellenza che di accertabile dequalificazione tanto in corsi di studio universitari, come ad esempio in una facoltà di giurisprudenza, sia accademici dell’Afam (Alta Formazione Artistica e Musicale), come in un istituto superiore degli studi musicali: il conservatorio di musica (definizione giuridicamente superata ma tutt’altro che desueta), oramai equiparato nei titoli accademici rilasciati ai diplomi universitari; considerabili, entrambe le categorie, come “lauree” a pieno titolo nel nostro paese. Dove questo desueto termine, “laurea”, viene strumentalmente utilizzato, e diversamente che in tutti gli altri paesi, ancora come una parolina magica che da sola permetterebbe alte qualificazioni sociali e sicure prospettive lavorative – ovviamente salvo poi scontrarsi con la ben diversa realtà degli avvenimenti odierni: eccesso di laureati non occupati e crisi e conseguente disoccupazione a tutti i livelli!

      Dunque il doppio corso di studi, una volta disciplinato da apposite disposizioni regolamentative e convenzioni interistituzionali, potrebbe servire a:
      1) integrare al meglio corsi di studi con analogia di percorso formativo; ad esempio un corso di studi musicali strumentale o compositivo con un corso universitario di studi musicologici; in tal caso anche con la possibilità di crediti (e corrispondenti attività formative) in comune – e conseguente riduzione del complessivo cumulo;
      2) evitare il dispendio economico legato alla posizione del fuori-corso;
      3) poter scegliere “in corsa” di attribuire, secondo opportunità e scelta personale, più importanza ed impegno ad un corso di studi che all’altro;
      4) poter risparmiare notevoli somme da destinarsi altrimenti a lezioni private di musica, con la prospettiva di uno studio ben più organico e compiuto e – se la scelta dell’istituzione all’interno della quale il corso di studi prescelto risulti ottimale per organizzazione e qualità della docenza – ben supportato dalla consistenza e qualità accertabile dei percorsi formativi effettivamente svolti.

      Considerare il “pezzo di carta” come l’unico prodotto valido di una vita di studi è l’errore diffusissimo in cui la stragrande maggioranza di famiglie e studenti ancora incorre. Bisogna innanzitutto amare quello che si studia e svolgerlo al meglio: con una crescente consapevolezza dei vantaggi, di cui usufruire, e dei limiti, da superare prima o poi, che il contesto di riferimento dispone. E bisogna semmai puntare sull’alta qualità del curricolo formativo: non un inerte elenco di “pezzi di carta aggiuntivi al titolo di studio principale”, bensì la ben strutturata elencazione della propria, dimostrabile anche nei fatti, crescita pre-professionale e professionale tout court.

      Insomma se sua figlia ama veramente la musica e dimostra nello studio inpegno e risultato che senso avrebbe impedirle di continuare? Tra l’altro, essendo in possesso solo di un compimento inferiore di Pianoforte, con ogni probabilità (e mi preoccuperei se non fosse così …) sarebbe ammessa ad un corso di base pre-accademico dove completerebbe gli studi necessari per iscriversi poi al triennio. E tutto ciò invece di studiare privatamente con un ben superiore esborso di più consistenti somme di denaro. Nel frattempo potrebbe completare gli studi giuridici, se le due cose per lei esprimono entrambe un autentico valore.

      Inoltre proprio nella mia istituzione – e certamente non solo – le discipline conseguite privatamente (Armonia e Storia) le verrebbero riconosciute in quanto attualmente afferenti, in ben quattro discipline annuali, al curricolo accademico del triennio (diploma accademico/”laurea” di 1° livello). In sostanza, tra un paio di anni, avrebbe del tempo in più da dedicare al corso di studi giuridico, magari nel frattempo condotto verso la conclusione.
      Se, in itinere, le cose non dovessero andare al meglio potrebbe impegnarsi di più in un percorso e completarlo rimandando l’altro in successione … E, comunque, nessuno la vincola a conseguire dopo il triennio musicale anche il biennio.

      In definitiva è bene però leggere con attenzione le condizioni regolamentative previste dalle istituzioni effettivamente coinvolte.

      • Tommaso Sandri ha detto:

        Mi perdoni ma francamente non riesco a capire come si possa credere di poter paragonare un percorso di studi musicali di Conservatorio ad uno Universitario. Io frequento entrambe le istituzioni e in Conservatorio ho praticamente terminato il mio percorso con brillanti risultati.Mi sono specializzato anche in prassi antiche e quindi ho sostenuto svariati esami in più rispetto a tanti altri piani di studio per gli strumenti moderni. Le assicuro che non c’è confronto e lei dovrebbe saperlo: in Conservatorio prendo tutti 30 senza praticamente studiare, in Università non è cosi. Non basterebbe accettare che la formazione musicale è meno impegnativa di quello che veramente si pensa? Non pensa al diploma di vecchio ordinamento? Non si faceva nulla se non suonare lo strumento praticamente. E sopratutto non la si dovrebbe piantare di tranciare le gambe a chi con volontà e impegno, conscio del fatto che gli studi musicali e le istituzioni musicali sopratutto Italiane sono assolutamente ridicoli, vuole intraprendere un percorso universitario perchè probabilmente un giorno dovrà anche fare i soldi e non fare il barbone? L’ottica sbagliata è quella di chi continua ad insistere ad essere CONSERVATORE (appunto), siamo nel 2019 e le rispondo dopo 6 anni dal suo commento del 2013. Siamo nella società del CAMBIAMENTO. Questo non lo dico io, lo dicono scienziati, giuristi, medici, sociologi… Devo andare avanti? E’ un giovane che le parla, un giovane che cerca di costruire il proprio futuro in maniera dignitosa e che ci tiene ad esprimere rabbia e rancore verso il suo commento, ricolmo di consigli inutili e sopratutto fortemente sbagliati che altro non mi fanno pensare se non che lei come tanti altri voglia alimentare un business assolutamente scorretto che è quello promosso dalle recenti riforme che il sistema d’istruzione musicale italiano ha subito recentemente.

        • musicaemusicologia ha detto:

          Io vorrei credere, al momento, che lei non sappia di cosa stia esattamente argomentando, dato che, da pur “brillante studente” con tutti i suoi trenta “presi senza praticamente studiare”, avrebbe dovuto e ancora dovrebbe avere, semmai e innanzitutto, dei seri dubbi circa la qualità degli studi della specifica istituzione presso cui ha conseguito un tal diploma accademico.
          A mio avviso, il dovere di uno studente, che veramente si proietti in una positiva logica di cambiamento migliorativo della società, non può certo consistere nella passiva adesione ad un sistema già percepito da lui stesso come mal funzionante. Dunque semplicemente approfittando della situazione: “se mi diplomo in fretta e senza tanto impegno, tanto meglio: mi sbrigo prima e magari potrò prima di altri vantare i miei … (presunti) diritti lavorativi”.
          Se ci si accorge che una istituzione formativa non funziona bene la si cambia, piuttosto che acquisire un titolo di studio già percepito come svalutato in partenza!
          Ovviamente non entrerò nel merito con il fatidico e disturbante “lei non sa chi sono io”; però questo stesso sito, se mai l’avesse frequentato con una anche minima attenzione a prassi e contenuti didattici (riferita ai miei studenti ed allievi), dovrebbe costituire la più diretta e consistente prova che i modi di insegnare discipline musicali specialistiche possono essere anche altamente impegnativi…

          Vero è che la riforma del 1999 dei Conservatori, trasformati in Istituti Superiori degli Studi Musicali para-universitari, ha trovato tanti (forse troppi?) docenti impreparati e soprattutto poco motivati: oberati da impegni ben più gravosi, tanto senza incentivazioni nella crescita del proprio status professionale quanto senza alcuna concreta forma di deterrenza al fine di condurre al meglio la propria funzione. Ogni contesto civile ha non solo la politica ma anche la scuola e l’accademia che si merita e, dunque, le responsabilità in tal caso sono collettive, verticali e trasversali. Fino a che la totale mancanza di trasparenza circa la qualità delle singole docenze verrà affidata all’autoreferenziale autonomia delle istituzioni noi continueremo ad esprimere gravi contraddizioni circa la qualità degli studi e dovremo sopportare certa diffusa tendenza di specifici corsi di studio, tanto universitari quanto accademico-conservatoriali, a tradursi in veri e propri diplomifici. Peraltro – va ripetuto e sottolineato – foraggiati da studenti e famiglie consenzienti davanti a queste storture del sistema. Ed è proprio nella mancanza di qualità delle prassi didattiche e delle conseguenti scarse qualificazioni degli studenti in esse coinvolte che si alimentano gli illeciti business ai quali lei fa riferimento (seppur improprio, addirittura invertendo i termini della questione).

          Quanto agli studi di diploma di vecchio ordinamento, se condotto responsabilmente, ricordo ancora “sulla mia pelle” le difficoltà della doppia frequenza conservatorio-università ed è probabilmente vero che il rapporto tra le due tipologie di impegno di studi fosse poco commensurabile, soprattutto rispetto facoltà universitarie particolarmente impegnative (mi riferirei però tanto agli indirizzi di studio quanto alla qualità didattica della specifica istituzione).
          Per il resto credo che lei sia incorso in un equivoco di comprensione: che si possano frequentare in simultanea un’istituzione dell’Afam e una del sistema universitario è facoltà individuale che nessuno le nega e, del resto, le ha negato: cosa di per sé possibilissima con il meccanismo dei crediti e pertanto risparmiando costi agli studenti interessati grazie ai meccanismi dilazionatori della più costosa frequenza “fuori corso”. Ma ben altra cosa è pretendere di conseguire nello stesso tempo previsto per gli studi del proprio corso di laurea universitaria anche una laurea dell’afam! Cosa che – guarda caso – proprio i docenti più disimpegnati alla crescita della propria qualificazione didattica sbandieravano all’avvio della riforma. E con falso pietismo, al modo di un presunto “diritto” degli studenti con doppia frequenza: in realtà difendendo solo la propria insipienza e forse, in qualche caso, anche il vero malaffare che si può celare dietro una didattica finta e contenutisticamente autoreferenziale.
          Questi docenti esistono, come esistono le mele marce in qualunque contesto civile, ma vegetano e vegeteranno sempre più; e proprio grazie alla convinta adesione dei tanti studenti che, come lei stesso dichiara, preferiscono le scorciatoie di studi ad impegno zero (“senza praticamente studiare”). Al momento dell’ingresso in ambito lavorativo cosa potrebbe fruttarle un titolo di studio preso in tal modo e non per meriti reali e con utili contenuti formativi acquisiti; oppure spera forse di appoggiare il suo futuro solo su casualità fortuite o, al peggio, su raccomandazioni, nepotismi e quant’altro? Se questo è il cambiamento che vogliono le nuove generazioni, niente paura, è situazione che esiste da sempre e anzi sembrerebbe proprio in irresistibile crescita nel caos etico della civiltà dei consumi di massa. Chi le scrive ha un’idea esattamente opposta della felicità e dunque del senso stesso della propria esistenza individuale.

          P.S.:
          Proprio in conclusione lei mi accusa di “alimentare un business”, offendendomi verbalmente in una maniera per chiunque irripetibile; ma che, da educatore convinto, ho preferito al momento tollerare (piuttosto che semplicemente cestinare).
          Ma lei sa che pronunziare in un pubblico contesto queste espressioni (tanto gratuite quanto generiche ed imprecise) potrebbe specificare il reato penale di “diffamazione”? Io ho preferito intenderlo come un suo problema di linguaggio, però – lo dico bonariamente – a cosa serve collezionare titoli di studio se non si impara innanzitutto a ben controllare quello che si dice?

  2. franchi vania ha detto:

    Più che un commento vorrei porre un quesito.
    Sono una studentessa che per un anno ha frequentato entrambi i percorsi di studio: quello universitario e quello accademico prendendo a tempo parziale il conservatorio.
    Adesso sono laureata all’università e vorrei studiare a tempo pieno in conservatorio, tuttavia mi è stato detto che non è possibile perché lo scorso anno ho “spezzato” in due l’anno, su questo punto c’è molta confusione da parte di tutti e non so come comportarmi. Potete essermi da aiuto?
    grazie mille a chi risponderà.

    • musicaemusicologia ha detto:

      Lei si sta riferendo al percorso di studio accademico di triennio o a quello di vecchio ordinamento?

      In questo secondo caso – trattandosi di una casistica privilegiata prevista come ad esaurimento, in quanto di diritto transitorio rispetto la riforma in atto – avrebbe potuto continuare a studiar musica senza alcun intervento specifico rispetto una o entrambe delle istituzioni interessate e dunque senza “tempi parziali” nè riferendosi a qualsivoglia altra previsione, che non la sua specifica capacità di svolgere assieme i due corsi di studio in tempo oppure ritardandone uno o entrambi.

      Nel caso del corso di diploma accademico di triennio o di biennio più che “prendere a tempo parziale” il conservatorio (un’espressione impropria che dovrebbe chiarire meglio sul piano fattuale …) avrebbe dovuto,secondo la procedura prevista, predisporre piani di studio congruenti – se non anche contenutisticamente (ad esempio: corsi di laurea musicologica oppure di lettere con discipline musicali …) – almeno nelle ripartizioni temporali e dunque dei crediti formativi e degli impegni di studio realisticamente prevedibili; piani di studio poi approvati da consiglio di facoltà universitario e da consiglio accademico dell’istituzione Afam…).

      Questa faccenda dello generico “spezzare in due l’anno” (cerco di interpretare il suo sbrigativo – ma fortemente impreciso – linguaggio) avrebbe senso solo nel caso in cui avrebbe appunto chiesto – secondo la procedura prevista e sopra accennata – di poter frequentare gli studi musicali con un piano di studio annualmente limitato ad un ben preciso numero di discipline, poi effettivamente seguite e dunque superate con l’apposito esame.
      Se è questo che è accaduto non vedo il problema per continuare gli studi di triennio (o biennio specialistico) musicale: tutt’al più potrebbe rientrare più in avanti negli studi, per il conseguente ritardo, tra i fuori-corso e, forse nel caso, con delle spese aggiuntive di tasse.

      Dunque non capisco l’espressione “non è possibile studiare a tempo pieno in conservatorio”, qualunque sia la motivazione datale (o forse ha capito male o non sa bene spiegarsi?!).
      Lei, se ammessa e in posizione utile in graduatoria di ammissione al corso di studi musicali prescelto, può frequentare e andare avanti negli studi secondo le sue possibilità – salvo eventuali limiti temporali previsti dall’istituzione specifica oltre i quali è richiesta una nuova ammissione.

      Circa la “molta confusione”, di cui riferisce. E’ possibile che l’istituzione accademica cui lei fa riferimento sia tra quelle che hanno molto ritardato nell’abbandonare le vecchie prassi burocratico-amministrative (e, fors’anche, contenutistico-disciplinari) e dunque nel prodursi sul piano delle notevoli innovazioni riformistiche, maturando una ben più valida esperienza (come accaduto alle istituzioni che hanno avviato il triennio accademico già a partire dai primi anni del 2000).
      Si tratta della solita faccenda di “cicale e formiche”, alla quale può sopperire solo con il suo personale impegno informativo (che proprio nelle numerose pagine di questo sito troverebbe una più che adeguata corrispondenza) e senza delegare ad altri le risposte che la sua intelligenza dovrebbe imparare a produrre da sola. L’alternativa di cui accontentarsi altrimenti rimarrebbe al momento quella del generico (veritiero o falsificabile che sia) “c’è molta confusione da parte di tutti”, etc. etc..

      ______________________________________
      Cfr. ad esempio
      1.l’articolo: Modalità organizzative per la contemporanea iscrizione a corsi di studio universitari e accademico-conservatoriali (presso gli Istituti Superiori di Studi Musicali)
      M&M
      2.l’articolo: https://musicaemusicologia.wordpress.com/2010/12/24/approvata-la-possibilita-di-doppia-frequenza-di-una-facolta-universitaria-e-di-un-corso-accademico-musicale-o-coreutico-dell%e2%80%99afam/

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