Musica commerciale vs musica impegnata: connessioni e disconnessioni

di Giuseppe Costa

[Il seguente articolo del Prof. Giuseppe Costa, dotato pianista, improvvisatore e compositore, pone adesso un’altra prospettiva del delicato rapporto tra cultura e musicalità. Reputiamo che le intelligenti riflessioni qui riportate meritino ben più consistenti approfondimenti. E ringraziamo l’autore per avere, lui stesso, “rotto il ghiaccio” al proposito. M&M].

Musica significativa

Il peso

Cos’è che rende significativo un “momento musicale” rispetto ad un altro che sembra rapire poco l’attenzione? Ammesso che si possa ascrivere come significativo un particolare “momento musicale”, esiste un legame tra questo e il prodotto artistico? Esiste una relazione tra arte e attenzione?

Mi spiego meglio…

Per un compositore, credo, sia molto importante la ricerca di una comunicazione con il pubblico, una ricerca dell’attenzione intesa come il volger dell’animo, di un percorso guidato alla ricerca di un dato percettivo, un’emozione, un dato significativo di un’esperienza che può essere vissuta e quindi elaborata dai nostri sensi per provare. Ma quand’è che si tratta di arte???

I compositori in genere ed adesso – detto simpaticamente – i compositori “commercianti” sono molto attenti alle modalità di rapimento dell’attenzione. Ma in base a quali presupposti si può definire la differenza tra prodotto artistico e prodotto commerciale? Non è sempre musica? Come si può vagliare una differenza? E soprattutto esistono delle differenze?

I “commercianti” in particolare orientano e ammaliano per il raggiungimento di un fine probabilisticamente stabilito, attraverso un processo che potrei definire azzardando come linguistico; nel senso che ci parlano attraverso dei cliché musicali che hanno un certo effetto psicologico – diciamo di natura “gestaltica” – sulla nostra persona.
Ad esempio in una pubblicità di omogeneizzati non verrà mai utilizzata una tecnica compositiva che generi tensione; assoceremo a livello rappresentativo il senso del gusto a quello emotivo/percettivo del dato musicale. Si potrebbe dire che più che rapire la nostra attenzione per comunicarci un significato essi si rivolgono a noi per dirci qualcosa che sarà soggetto a relativa elaborazione (come vedremo meglio), o anche solo per ricordarci alcune sensazioni, comprese all’interno del nostro archivio di memoria sensoriale, che avrebbero un effetto sulle nostre scelte.

I “commercianti” quindi – si potrebbe riassumere in base a quanto detto – svolgono un’attività informativa. I compositori “puri” invece ricercano piuttosto una comunicazione; essi operano una ricerca tra fenomeni percettivi e fattori legati in vario modo all’emotività.

Entrambi vogliono dirci qualcosa, ma conseguendo finalità diverse.

Ancora nessuna risposta, comunque, alle domande poste, ma forse un dato va chiarendosi: il momento musicale interagisce con la nostra psiche secondo modalità differenti.

Per comprendere se un prodotto è artistico – e quindi per valutare l’importanza connessa al significato che diamo al momento musicale – credo ci dobbiamo porre il problema di che peso abbia il momento musicale sulla nostra persona e se i livelli di attenzione possano essere differenti.

Quindi in questo contesto per peso intendiamo la capacità di un momento musicale di interagire e modificare lo stato di una persona.

Lo scopo

Prima di rispondere alle domande, oltre al concetto di peso, bisogna chiarire altri due concetti: quello di informazione e di dato significativo.

Che differenza c’è tra informazione – ciò che ci viene detto – e significato?
Che cosa ci porta a distinguere un dato musicale significativo da un’altro che semplicemente ci informa?
C’è una differenza? Il significato non ci informa comunque di qualcosa?

L’informazione semplicemente fornisce delle notizie secondo un modello statico di trasferimento di messaggi da un emittente ad un ricevente. Cosa significa tutto ciò? Che è presupposto un linguaggio condiviso altrimenti fornire l’informazione sarebbe un’operazione irrilevante. In più è un modello statico, in base al quale l’informazione produce risultati secondo una previsione o una probabilità di effetto. Se io mando a quel paese qualcuno, sicuramente l’altra parte non mi risponderà: “le tue parole sono per me poesia … mi si accende il cuore!” Cos’è che mi permette di fare l’esempio precedente e pensare di essere capito? Il fatto è che so che secondo un modello statico e condiviso che chi mi sta leggendo conosce la differenza tra un “vaff…” e un “amore mio”. La mia informazione ha prodotto con tutta evidenza un risultato “statico” per chiunque.

Esiste una parola chiave – sicuramente – che si pone alla base di un messaggio condiviso. Il comune linguaggio verbale è di per se asettico, il peso che ha su di noi è di tipo azione\risposta. Nella musica e ancor più in generale in ambito di sonorità, anche se si rimane chiaramente in un ambito astratto del linguaggio, esistono delle modalità percettive altrettanto funzionali a livello di azione/risposta. Basti pensare all’informazione di una sirena dell’autoambulanza che per il livello reiterativo del suono della sirena ci mette in uno stato di allerta e tensione. Oppure alla gradevolezza di un certo suono rispetto ad un certo rumore.

Ed il significato? Se io non mando esplicitamente a quel paese qualcuno ma gli sono ostile a livello di espressione corporale allora produco un significato! Vediamo meglio. Esisterà in questo caso un’associazione tra sensazione percepita (percezione) e aspetto (segno) che richiede un’elaborazione, un’interpretazione che trasforma il modello statico del segno in modello dinamico attraverso la percezione (che diamo per scontato sia soggettiva).

Quindi – rispondendo alla seconda domanda di questo paragrafo – la differenza tra informazione e significato e che i compositori “commercianti” ci informano di qualcosa al di la di un possibile significato che potremmo elaborare. Un tipo di musica accattivante e divertente ci porterà a pensare che la merendina possa, attraverso il suo sapore, regalarci un’emozione positiva rappresentata nel nostro inconscio dall’associazione con la musica “divertente”.

Il peso dell’informazione contenuto in un momento musicale contiene un potenziale elaborativo (necessario alla fruizione del momento musicale) che non viene sfruttato come significato, ma solo come input di azione/risposta. Nell’esempio precedente siamo orientati in prima istanza verso una valutazione estetica non essenziale all’assoluto musicale ma funzionale al prodotto commerciale.

La musica leggera comporta una valutazione estetica, ma il momento musicale manca di una strutturazione espressiva in grado di fornire essa stessa un processo significativo. Il potenziale di musicalità inteso come aggregazione di elementi diversi, riconducibili in estrema sintesi a tutto ciò che comporta espressione, è ridotto all’essenziale: non fornendo alla “musica” gli elementi caratteristici in grado di possedere un valore rappresentativo ed elaborativo. Così, staticizzando il discorso musicale e rimandando ad altre componenti il valore informativo, in questo caso contenuto nel testo di un cantautore, ci lasceremo trasportare da un’emozione ancorata al testo.

Chiarisco che ciò non rende poco dignitosa la musica leggera, ma semplicemente spiega la differente e la specifica modalità di comunicazione di ciò che mi piace definire come “assolutamente” musicale. Tale mia definizione peraltro è storicamente ben supportata se si pensa al concetto di Absolute Musik: fondativo presso la musicologia tedesca di una visione illuminista del linguaggio musicale.
Per questo il significato non ci informa semplicemente di qualcosa ma ci fornisce attraverso l’espressione il mezzo di elaborazione di ciò che proveremo.

Quindi i compositori “commercianti” mettono in azione un altro elemento esterno perché il valore informativo sia recepito senza che il fruitore possa elaborare soggettivamente la musica in sé. Mentre nella “Musica Significativa” (mi piace chiamarla così) il contenuto astratto intrinseco inserito nell’assolutamente musicale grazie all’espressione, ovvero a tutte quelle modalità che strutturano la musica in un linguaggio dinamico fatto di contrasti e somiglianze, producono nella fruizione, una elaborazione legata ad elementi personali propri di una persona e per ciò stesso significativi per un’attribuzione di valore operata dal nostro vissuto.

Così nella pubblicità l’elemento esterno è dato dall’associazione di immagini (o parole) che ne riducono il valore significativo all’interno di una rappresentazione utile a limitare la nostra attenzione ad elementi ridotti dello stesso fenomeno musicale; limitandone il coinvolgimento personale a favore di una semplice osservazione. In fondo il messaggio viene rappresentato dall’elemento esterno e la musica rappresenta soltanto un’associazione che specifica emotivamente e percettivamente il messaggio. Invece nella Musica Significativa, mancando l’elemento esterno, il fruitore è costretto – diciamo – a pensare, perfino a provare vari accostamenti d’ascolto e di qui a sentire un peso diverso determinante e significativo sul cambiamento del suo stato psichico o comunque dei suoi interiori equilibri emotivi.

Sarà chiaro a questo punto che, secondo il mio punto di vista, attenzione e arte sono legate dalla possibilità elaborativa contenuta nell’assolutamente musicale e che nella musica commerciale il livello di attenzione è legato proprio a ciò che produce semmai distrazione dall’assolutamente musicale.

Lieto fine
Ad ognuno può piacere certamente la musica più diversa. E sicuramente tutto “fa brodo” per le nostre personali esigenze e non si può vivere soltanto di arte. Ognuno può essere mosso da esigenze diverse ed opinioni diverse. Non sto discutendo di questo.

Ma semmai del fatto che un momento musicale può avere un peso diverso ed essere più significativo – in termini di assoluto musicale – rispetto ad un altro.

Il fatto poi che con questo articolo non si voglia confondere la ricerca musicale, l’impegno di un artista a favore della musica in sé con la musica di consumo è un’esigenza personale – anche giustamente, quanto meno, di sopravvivenza economica – e mi perdonerete se ho ecceduto nella presunzione di ricorrere a valori ancora da meglio chiarire – che sbrigativamente per il momento ho “assolutizzati” – ma sto cercando solo di valorizzare un modo creativo di produrre, di porre attenzione su un certo modo di pensare e di far musica.

(Giuseppe Costa)

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