FORUM I – Candidature e requisiti per l’elezione a direttore di un’istituzione dell’Afam

di Pinco Pallino (pseudonimo firmato)

Riceviamo e pubblichiamo in forma di articolo una lettera del Prof. Pinco Pallino, candidatosi alla direzione di un Istituto Superiore degli Studi Musicali italiano. E – dato che, per motivi già spiegati, lo stesso “desidera fare del proprio caso e delle proprie personali opinioni un modello da seguire, un paradigma da affermare, e anche un promemoria da ritenere a mente, per tutti coloro che risultino in consonanza con lui” (così ci ha scritto e così riportiamo) – lo titoliamo nella maniera che ci è sembrata più significativa, almeno dal tenore del suo scritto.

Questioni di di stile: solo forma o anche sostanza?

Cari colleghi, la commissione elettorale mi ha “fatto lo sgambetto”, ossia ha giudicato che lo scrivente non avesse i requisiti per la candidatura a direttore.

Alcuni amici mi hanno detto che la mia candidatura è scomoda per i principi che sostengo e che affermo a piena voce, senza cautela alcuna in ambienti dove prevale spesso lo squallore del silenzio omertoso e opportunista e del pettegolezzo (che talvolta è ingiuria gratuita se non interessata e finalizzata, alle spalle degli altri); perché sono uno fuori dal giro delle lobby e dei gruppetti organizzati e mi esprimo anche se non “ho le spalle coperte”; perché sarebbero passati “ordini di scuderia” per bloccarmi, dato che l’imprevista mia candidatura farebbe molta paura a coloro che non si rendono conto che un’epoca si è chiusa e che bisogna adesso guardare avanti, solo conservando il meglio che si è prodotto e che comunque non è poco; perché non sarei una persona “malleabile”, anzi sarei antipatico a tanti per il mio eccessivo protagonismo (mi piacerebbe chiamarlo: rigore morale, ma dati i tempi, correrei il rischio di una sonora pernacchia).

Probabile che ci sia del vero in ognuna di queste possibili motivazioni e ciascuno di voi ha gli strumenti, se vuole, per chiarirselo da sé sul piano pratico: basta valutare comparativamente al mio i curricula di tutti i candidati e vedere in quali sia preponderante, e soprattutto continuativo o meno, l’impegno speso a favore dell’istituzione di nostro comune riferimento, con cariche di tipo organizzativo e gestionale (ossia: “direttivo in ambiti multidisciplinari”, secondo il dettato normativo).

Ma il bello è che per me la questione si pone su ben altri piani e che nel frattempo è accaduta una cosa molto bella che sento il dovere di dirvi e spiegarvi: proprio perché incide in maniera determinante su quanto vi ho inizialmente comunicato e trasmesso – come documenti  del mio impegno personale, quale eventuale direttore ma anche quale componente del Consiglio accademico, come in definitiva resto.

Ho più volte, nelle parole e nei fatti, lasciato intendere che mi son sentito forzato a candidarmi, e in effetti l’ho fatto partendo in svantaggio temporale ma con le idee abbastanza chiare sul da farsi. E proprio per il silenzio che percepivo sui reali intendimenti dei candidati tutti e su un attivismo che in due mesi ho visto concentrato solo sulla ricerca spasmodica dei voti e senza neppure la previsione di un dibattito pubblico.

Proprio per questo io, a costo di apparire un ingenuo, mi sono rivolto a tutti coloro che ho potuto contattare. E sono sicuro che almeno il mio documento programmatico l’abbiano occhieggiato o comunque l’abbiano avuto messo a disposizione anche gli altri: dato che non ho minimamente badato alle “scuderie”, pur conoscendo abbastanza bene orientamenti e soprattutto legami personali e di amicizia e di interesse dei più. Così ho inviato il mio programma anche ai tre candidati di cui avevo la e-mail, mettendola a disposizione del quarto, che telefonicamente mi è parso comunque interessato alla cosa (ma l’avevo già consegnato  a diversi colleghi che sapevo già da tempo a lui vicini …).

Ebbene – alla faccia della trasparenza e del dialogo franco e aperto, di cui proprio adesso sento abbastanza e opportunamente parlare in istituto – solo uno di costoro ha sentito il piacere (non dico: il dovere) di corrispondermi immediatamente a stretto giro di posta.

E qui viene il bello: il suo programma era una boccata di ossigeno – da respirare a pieni polmoni, almeno per le prospettive che successivamente sto vedendo riflettere dai programmi di altri candidati, adesso pubblicati nel sito o comunque messi a disposizione: abbastanza modesti in confronto (va detto che un altro programma mi è stato inviato circa quattro giorni dopo e in via cumulativa …: io avevo  inviato lettere uno ad uno, cercando – seppure con una gran fatica di copiaeincolla – di personalizzare al massimo il dialogo per rispettare ciascun interlocutore (solo adesso scelgo, per motivi evidenti, le vie cumulative).

Adesso chiunque di voi, dotato della anche pur minima buona volontà di leggerseli tutti – i programmi – e di compararli sommariamente, noterà le notevoli affinità di contenuti tra il mio e quello del M° (omissis) e capirà la mia ferma volontà di sostenere questo brillante collega senza dubbi di sorta, nella persona e nel programma, davanti a voi e ai colleghi tutti.

Ma anche spero che ognuno di voi capirà, se ha già capito qualcosa di me, che la missione che mi ero prefissata con la mia improvvisa candidatura è finita, dato che il mio scopo principale l’ho così raggiunto – ambizioni o meno di sedere per un triennio (rinnovabile – e nulla più!) nella poltrona del “capo”.

Invio il programma del Prof. (omissis), risaltandone i punti comuni con apposite indicazioni. E lo faccio di mia esclusiva iniziativa – e a costo di bisticciarmi con l’interessato: ma tant’è, anche da eletto dovrà sopportarmi per quello che sono: un uomo di grandi passioni ma anche di estrema razionalità, un individualista che ama occuparsi comunitariamente del bene comune (è solo una contraddizione?!).

E lo invio pure agli altri candidati, perché capiscano una volta per tutte dove stanno sbagliando, naturalmente a giudizio dello scrivente. Nessuno di loro ha capito che espressioni come “primus inter pares” e “autonomia, responsabilità e piena dignità della funzione docente”, “trasparenza e legalità” coniugate ad “efficienza e creatività” sono tra le scommesse principali che ci attendono nel più prossimo futuro. E che, almeno al momento, vanno riempite concretamente di contenuti, questi sì profondamente innovativi e di immediata realizzazione: ad es. leggete bene la p. 14. E se il Prof. (omissis) rispetterà almeno questi principi – miei cari colleghi tutti – “il resto è tutto grasso che cola …”, come si suole dire.

Inoltre il Prof. (omissis), che a prescindere dal momento mi onora e ancor più – credo – mi onorerà della sua amicizia, è la persona che ha dato reali contenuti programmatici a queste, tanto semplici quanto fin’ora mal considerate, esigenze di crescita personale e collettiva. E per un semplice motivo: perché ne ha fatto esperienza concretissima in un altro conservatorio, dove ha rivestito pure funzioni di responsabilità.

La questione – semplice eppur banalizzata – dell'”attività professionale e direttiva in ambiti multidisciplinari”

Resta solo un rammarico, ma non certo legato alla mia persona o alle mie ambizioni personali, che restano tutt’altro che frustrate dalla vicenda del momento.

I colleghi della commissione elettorale avevano una grandissima opportunità, ma non l’hanno saputa cogliere: quella di affermare che il “primo tra pari” non può essere di ascendenza “monarchica” o “dittatoriale” – che dir si voglia – e dunque che il requisito della candidatura non può limitarsi ad una presunta “correttezza letterale” del dettato regolamentativo – se mai esistesse e si esprimesse in coerenza: ma questo solo in un complesso percorso giudiziario potrebbe affermarsi oppure con una semplicissima e quanto mai opportuna, sul piano chiarificatore, modifica dello statuto.

In definitiva il direttore del conservatorio non può farlo solo chi l’ha già fatto. Perché a quella carica, in passato esclusivamente affidata alla discrezionalità politica e agli appoggi politico-ministeriali, di partito e sindacali – si sono succeduti anche delle personalità mediocri, prive di qualunque considerevole requisito di merito e di carriera. E questo ha prodotto un generale e diffuso degrado morale delle nostre istituzioni.

E così pure non basta allargare il dettato in questione alla figura del vice-direttore. Dato che, stante la precedente descritta situazione, inevitabilmente il vicedirettore è stato connotato come l’uomo di maggior fiducia del direttore di turno e dunque a lui più sottomesso. E un requisito di tal genere  – mi si consenta –non mi sembra che di per sé possa rappresentare necessariamente un titolo di merito!

In più: qualche buontempone – anche per confondere le cose – fa riferimento alla parola “direttore” in termini extra-istituzionali. E dunque un direttore d’orchestra – perché non anche di coro o di banda? O, come mi è stato detto, un direttore di banca o di altro ente pubblico e privato purchè amante della musica (sic!) – oppure un direttore artistico di associazione privata (magari in concorrenza con l’istituzione pubblica di riferimento); tutti costoro costituirebbero le traduzioni di quella lettera del dettato regolamentativo, con riferimento all’espressione “attività direttiva”.

Per mia comodità – davanti a tali facezie – cito qui quello che ho risposto in proposito con ampia e ulteriore documentazione, e su specifica richiesta della stessa commissione elettorale. E di cui nella decisione finale non c’è neppure traccia (e ciò, di per sé, motiverebbe anche una specifica carenza di motivazione: ossia un motivo che da solo rende invalidabile la decisione stessa).

In definitiva l’interpretazione su cui la commissione si è irrigidita, producendo un formalistico risultato, è riferita all’espressione “esperienza professionale e di direzione svolta anche in ambiti pluridisciplinari”. Traducibile secondo vocabolario e secondo logica interpretativa non in una semplice reiterazione della alternativa “pregressa attività di direzione”, anche limitata ad una sua possibilità di surroga quale la vicedirezione. Ma semmai proprio in altre attività gestionali dell’istituzione riferite a plurime competenze. E pertanto “multidisciplinari” – secondo la lettera del dettato normativo – e, in quanto tali, richiedenti una superiore competenza professionale; competenza non certo inferiore ad attività quali la richiamata vicedirezione o la direzione artistica extra moenia, addirittura quando svolta presso enti e professionalità di non pari livello.

Il che peraltro tiene pure conto di quanto si verifica già da tempo in altre istituzioni consimili alla nostra, dove le attività di coordinamento e di gestione anche collegiale a maggior ragione se elettive, e proprio impostate come di supporto agli stessi docenti dell’istituzione, sono considerate di valore pari se non superiori a quelle di vicedirezione o di direzione didattica e artistica presso enti di più bassa qualificazione professionale delle istituzioni dell’Afam.

Si tratta di modelli di più corretta interpretazione dello spirito e della lettera della normativa citata; ma di cui la commissione, con tutta evidenza, non possedeva la dovuta e specifica conoscenza e competenza.

Conclusioni e commiato (definitivo?)

Lo scrivente è pur sempre un uomo con tutti i difetti dell’essere umano. Dunque ha recepito il comportamento dei singoli colleghi della commissione – anch’essi esseri umani … – come un’umiliazione personale, dopo l’enorme e certificato contributo dato da me alla vita proprio del Conservatorio (omissis) (vedi curriculum); di cui – evidentemente a differenza degli stessi – mi onoro di appartenere in forma attiva e costante, e soprattutto non contraddittoria con attività svolte all’esterno.

Come dovrei porvi rimedio? Tale decisione della commissione elettorale potrebbe con buone probabilità risultare ribaltabile in un appropriato iter giudiziario – tenendo conto sia del meccanismo comparativo sia del modo ben diverso con cui altrove le commissioni elettorali hanno agito. Sia di vari cavilli formali, che poco mi interessano ma che un buon avvocato saprebbe immediatamente ben sfruttare.

Ma quale scopo dovrei raggiungere, dato che la mia volontà in proposito non è sorretta dall’ambizione, almeno al momento, di voler occupare la carica direttiva; gravosa per me, in quanto non residente a (omissis) – seppure dotato di uno stupendo domicilio estivo, proprio affacciato (omissis)?

Quello, a mia volta di umiliare i colleghi che improvvidamente hanno così agito? Facendo anzitutto un danno a sé stessi e alla loro dignità professionale!

Difatti hanno deciso – ma guarda un pò – che non ha alcun valore ai fini dell’accrescimento delle competenze personali in senso organizzativo e gestionale – dunque utile ai fini della direzione dell’istituzione – il lavorare proprio in quella stessa istituzione: in un Consiglio accademico o in organi consimili, decidendo assieme al direttore stesso la conduzione dell’istituto; e anche, nella gestione di attività d’istituto, lavorando da coordinatore o direttore di progetto/i (ahimè, come cambierebbero le cose, secondo costoro, se si chiamano con nome diverso, a parità di contenuto!); o ancora: da presidente o da coordinatore di commissioni preposte al controllo di attività di docenza. E si potrebbe continuare.

Ma manco per sogno! Secondo loro, o fai parte della categoria degli “eletti dalla politica” (come sopra ho abbondantemente spiegato) oppure devi svolgere soprattutto attività esterne; non importa se addirittura concorrenziali con l’istituzione di cui fai parte, e soprattutto di contenuto professionale minore e inferiore, per competenze gestionali accumulate, rispetto gli interessi della stessa – che semmai sul territorio dovrebbe svolgere la funzione di polo primario d’attrazione!

Ottimo esempio offerto ai docenti tutti!

Io continuerò, nonostante loro, a fare il mio lavoro di docente nella maniera migliore che conosco e che tante soddisfazioni ha dato sia a me, sia all’istituzione cui appartengo.

E di cui – sono convintissimo – potrei anche essere un buon direttore solo se lo volessi veramente, dato che in effetti entro certi limiti “ho già ben diretto” (e questo è imperdonabile per certe tipologie di persone).

Ma non trattandosi – per fortuna mia e del mio sistema nervoso – della mia priorità del momento. E soprattutto avendo individuato chi con ogni probabilità sarà in grado di farlo anche meglio di me, e spero assieme a me e a tutti voi – come chiaramente risulta dal suo accattivante programma – io mi fermo qui.

Ho già vinto la mia battaglia. Adesso sta a voi vincere la vostra.

Un caro, veramente caro, saluto a tutti voi.

Vostro Mario Musumeci

P.S.:

Dei colleghi che sono riuscito a contattare più direttamente – per telefono e/o per e-mail – tanti mi hanno mostrato simpatia e riconoscenza, in varia misura, quanto meno per la qualità informativa del materiale  che inviavo loro.

Se qualcuno ha recepito la mia come una forma di invadenza me ne spiace. Con ogni evidenza ho ritenuto di fare un servizio anche a loro: riflettere assieme è un piacere e, in certi casi, un dovere, pur nelle diverse opinioni. Grazie comunque anche a chi è rimasto in silenzio.

Ultimissime: riguardando il sito con le candidature ammesse, noto che di un candidato non c’è neppure esposto il curriculum (obbligatorio sia per la valutazione della commissione sia per l’orientamento dei votanti). E circa i curricula “direttivi” di un paio di altri candidati osservo che di “direttivo” c’è pressochè esclusivamente la vicedirezione. Il mio curriculum, modestamente (24 pp. in formato europeo), proprio in tal senso andava un tantino oltre … Che faccio? Mi rivolgo al giudice?

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