Altro che “musica classica”!

di Giuseppe Costa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo semplice articolo, di chiaro e inedito posizionamento polemico ma, seppur fortemente provocatorio, espresso in un raro equilibrio tra la profondità di una non comune introspezione personale e la superficie di una sincera e ben motivata colloquialità; che, vorremmo credere, incuriosirà molto i nostri soliti … quattro lettori, soprattutto i più volenterosi e i più curiosi, e forse i più giovani – di spirito e non solo di età. Uno spunto personale di discussione, prim’ancora che una compiutamente definita posizione personale, in un contesto socio-culturale e di costume poco avvezzo e forse oramai proprio incapace di discutere “veramente” di sé stesso e dei propri seri limiti. M&M

Altro che musica classica!

Primi passi

Inizio subito dicendo che da bambino, 5-8 anni, odiavo la musica classica; una sorta di rifiuto per ciò che sentivo non appartenermi: io ero diverso. Sentivo un distacco, una mancanza di umanità.

Quel ritmo costante proprio non lo tolleravo. Poi quei musicisti tutti vestiti per l’occasione, quei modi cosi formali e quelle parole cosi saccenti. Non si poteva parlare di MUSICA CLASSICA, non c’era discussione: è una musica al di sopra di ogni commento…

È una musica al di sopra di ogni commento… che parlo a fare io che di musica non ne ho idea?!

E riflettevo, già a 5 anni: che tristezza! Guarda gli orchestrali: tutti vestiti uguali e perfettamente coordinati. No,  non può essere umano. Un uomo non si può annichilire così tanto. Che senso ha!!! Scusatemi. Tante persone si riuniscono per fare qualcosa insieme e se ora sono così tristi e seri, prima com’erano?

No, no, questa musica fa male!!! La MUSICA CLASSICA fa male! … poverini loro, così costretti!

Allo stesso tempo ascoltando alla radio una canzone  di un cantautore italiano molto famoso, mi chiedevo: ma che senso ha la musica… io non provo niente! Tutti si emozionano ed io non provo niente.

Ad un certo  punto scopro che mi piace il jazz. Cos’è che mi rapiva? Quella musica era divertente! Non faceva certamente male, no …!!!

Quella vitalità… quel modo informale… tutti che gridavano e ballavano. Mi  si apriva un sorriso. Quella musica mi comunicava qualcosa. Sono stato rapito dalla voglia di vivere. Ascoltavo Duke Ellington e Count Basie.

Allora facciamo un riassunto. La musica classica faceva male, quella leggera non mi emozionava e quella jazz mi rallegrava.

Oggi  rifletto seriamente su queste considerazioni e senza dire nulla di scontato dico che il mio metro estetico era la relazione. Cioè secondo un metro, la relazione, io – bimbo e poi ragazzo – operavo una scelta e ci riflettevo pure. Sceglievo sulla base di ciò che mi “arricchiva”, ciò che aggiungeva qualcosa a quello che già possedevo.

La svolta

Oggi sono più grande! Ho fatto i miei studi, mi sono diplomato in pianoforte e ho fatto pure qualche concerto. Mi sono pure abilitato all’insegnamento musicale e addirittura insegno!

… dimenticavo mi sento un pò anche confuso musicalmente… come forse molti… Che senso ha la musica oggi? Che cosa dà? … io personalmente mi sento talvolta un extraterrestre…  Comunque, per adesso, non ne parliamo … che è meglio per tutti.

Allora come si può dedurre ad un certo punto c’è stata una svolta. Ho abbracciato la musica del passato. Non è stata una svolta facile e neppure spensierata!

Che cosa avevo capito. Che la musica del passato non fa male! Fanno male le persone!

Non sono un classico

Navigando in internet ho appreso che il termine classico nel corso della storia ha acquisito, prima a livello di estrazione sociale su base economica poi a livello di distinzione sociale su base culturale, una connotazione di superiorità, di eccellenza …

In effetti non si può negare che la musica connotata come classica è fatta bene… proprio bene! … non c’è nulla da dire, … o no?

La musica “classica” è eccellente e sicuramente sensibilizza l’uomo alle sue massime qualità. Questa “musica classica” è fatta di compositori, esecutori, amatori e musicologi che ci hanno anche… regalato questo concetto. E noi ne siamo affascinati, rapiti. Siamo affascinati dalle loro personalità, che sopravvivono oggi proprio grazie al ricordo.

Il loro dono sopravvive al tempo. Oggi questa ricchezza ci è consegnata come qualcosa di meraviglioso, di eccellente; ma con la differenza che tutto questo bene è solo un sistema  di rappresentazione… come dire impersonale. Chiaramente impersonale perché non si può imporre la propria personalità, altrimenti schiacciamo quella dei nostri rappresentanti classici. Però mi sembra non funzioni qualcosa. La personalità del grande compositore non c’è perché è morto, quella dell’esecutore non c’è perché non deve imporre la propria: magari, poi, il compositore … si sveglia dalla tomba.

Cosa ci arriva? Con chi ci relazioniamo noi? Tenendo presente che a mio avviso non si può essere impersonali, che tipo di relazione si può instaurare? Credo che si vada a cercare una relazione con un’idea, per sentirci più vicini a momenti eccellenti in eventi di fatto impersonali. Se non ricordo male la musica storica, oggi forse un pò sbrigativamente detta “classica”, ci è stata tramandata da compositori dotati di eccellente personalità e in passato – senza quel nome – funzionò bene, proprio bene! E invece oggi c’è una grande dispersione, si assiste spesso ad una quasi indifferenza non solo allo stesso concetto ma proprio ai suoi prodotti; e addirittura a quelli più interessanti!

Mi viene in mente un esempio: devo conoscere un grandissimo musicista che ha ascoltato la mia musica. Vado all’appuntamento tutto entusiasta e mi trovo un suo allievo. L’allievo mi dice che il Maestro lo ha delegato perché lui era troppo impegnato. Io riceverò solo il commento dell’allievo e non potrò mai ascoltare e relazionarmi con il Maestro. Sarò frustrato nell’illusione di essermi avvicinato al grande (!) maestro; mentre ho solo conosciuto l’allievo che ha tentato di seguire in buona fede i principi del maestro.

Il mio entusiasmo si è ridotto. Chissà perché …?

Allora, riassumendo: la relazione positiva con la musica in generale mi ha portato a studiarla e ad affrontare poi i classici. Il mio criterio estetico è cambiato, ho saputo scindere la musica in sé dalle persone, da pregiudizi … e sono diventato un musicista.

Un muro grigio

Nella buona norma credo che una persona cerchi sempre una relazione positiva con la realtà. Mi spiegate allora perché le persone ed addirittura la massa dovrebbe seguire la musica “classica”?

Mi spiegate perché una persona deve decidere di rattristarsi di fronte a concerti che sembrano già in partenza peggio dei piano-bar? Perché le programmazioni devono essere sempre cosi austere? Perché una persona deve pagare e perdere tempo di fronte a musicisti che quando suonano neanche ti rivolgono la parola? Perché ci deve essere sempre questo distacco tra una cultura “depositaria della verità” e l’effettiva realtà?

A mio avviso chi segue la musica classica nella maggioranza delle persone o tenta di non arrendersi alla noia mortale prodotta dai riti “pseudo-aristocratici” o “sacrali” del concerto, oppure cerca di elevarsi con una sua “classe”, seguendo troppo spesso – anche inavvertitamente – norme di collocazione sociale, di forma piuttosto (gli abiti luccicanti delle prime, ad esempio) che di sostanza (il gusto e il piacere della memoria e della capacità di ripetere, anche con la semplice immaginazione, quello che si è ascoltato).

Io appartengo ai primi e cioè sono tra quelli che tentano con tutte le loro proprie forze di non arrendersi alla noia mortale imposta dai riti del concertismo. Mi è capitato di assistere a meravigliosi concerti, lezioni, e conferenze dove si respirava una certa spiritualità, dove esisteva relazione, dove il silenzio era la forma più forte di comunicazione. Questo sì che mi attraeva veramente! Cosa accade in questi momenti?

Parlarvi di genio e di carisma mi sembra riduttivo per spiegare la potenzialità di una relazione comunicativa, vi attenziono semplicemente sulla personalità. La relazione può instaurarsi solo con le persone: “questo pianista ha un modo di suonare particolarmente sensibile” e non con concetti astratti tipo “sto ascoltando un concerto di … musica classica”. Quando una persona va a sentire un concerto di musiche di Debussy e li c’è un pianista e non una persona con delle idee, un percorso, una storia da raccontare e un progetto da portare avanti tutta, la relazione è persa; il significato delle cose diventa superficiale e poco interessante. Se doveste decidere di ascoltare un concerto di un pianista che dicono sia molto bravo ed uno di un grande pinco pallino, di cui avete però visto foto, letto articoli, ascoltato il suo pensiero e magari condiviso il suo impegno artistico a favore di un  tema qualsiasi; da chi andate? Io credo di andare – poniamo – da Kje Steoie (un pinco pallino … finlandese) che mi ha permesso di riflettere, che mi ha già regalato qualcosa e che sono sicuro mi comunicherà qualcosa. Insomma scelgo di relazionarmi perché l’uomo per me è un essere essenzialmente sociale. Voi che fareste?

Quindi quando dico che sono le persone che fanno male, intendo dire: persone svuotate di una umanità a favore di un concetto astratto.

Mi dispiace ma  qui il pubblico è totalmente escluso, la gente è tagliata fuori da questa … MUSICA CLASSICA e non esiste più nessuna relazione. Solo concetti astratti perché se non si è più liberi di pensare, di provare sensazioni  – perché magari la musica non la “capiamo” – , se il pubblico si siede ed è messo lì perché deve applaudire al vanitoso e/o serio concertista, se il pubblico deve essere colto o meglio deve possedere delle qualità “superiori” per poterne fruire, se la MUSICA CLASSICA deve essere un evento inibitorio delle sensazioni che avremmo dovuto provare, ma allora che senso hanno i concerti?!

Se il concetto di Debussy è più importante di Debussy stesso come persona e ancor più del “pover’uomo” – anche grande artista ma soprattutto persona – che lo fa conoscere “personalmente” mi sembra che ci sia un problema di comunicazione, e non solo  … musicale. A questo punto forse è meglio … leggere un libro.

Riassumendo: le persone si appropriano di un concetto perché non riescono a provare a dare. E allora io concludo dicendo: no! non mi piace questo tipo di “musica”!

Sfogo

Ora permettetemi un piccolo sfogo. E basta con questa … “musica classica”! Per omaggiare la musica del passato e poterne fruire non è necessario punirsi in rigoroso rispetto del passato. La musica è un omaggio agli aspetti molteplici della vita e allora facciamo in modo che tutto sia meno severo, ma più sensibile. La musica è già bella di suo, non è necessario formalizzare  e contenere gli umori, gli animi.

Il sistema musicale è arrivato al collasso facendo ogni giorno omaggio al proprio funerale.

Se alla musica castri la capacità di donare, sterilizzandola della propria umanità, rinchiudendola in un’astrazione concettuale, tutta la gente viene esclusa. Gli unici appassionati rimangono quelli che la musica se la prendono e se ne emozionano da soli. E’ chiaro poi ci sono i “colti” che ne parlano, ne parlano, ne parlano …

E poi, in questo momento storico pieno di problematiche, perché le persone alla ricerca di una relazione si devono mettere pure a capire la complessità dell’evoluzione musicale di interi secoli …? Perché prima ancora di sentire dovrebbero porsi il problema di comprendere!

Credo che bisogna ritornare a provare … ed è rischioso in questa epoca fredda … ma forse potremmo sentire qualcosa …

Ogni volta che mi trovo di fronte a ciò che mi affascina, in generale non mi chiedo perché già sento, semplicemente sento.

Un abbraccio dal vostro amico.

Giuseppe Costa

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