FORUM I – Partecipazione e collaborazione: il segreto dell’efficienza della funzione direttiva

di Pinco Pallino (pseudonimo firmato)

Pubblichiamo di seguito il Programma del candidato all’elezione a direttore definitosi in altro intervento “Prof. Pinco Pallino”. Ci è stato rimproverato da altri come l’uso di pseudonimi, senza che si percepisca un’esigenza di riservatezza, sia scorretto o inutile; a maggior ragione se quei dati risultino riconoscibilissimi presso l’istituzione di pertinenza, dove tali materiali sono magari già resi pubblici con nome e cognome, di chi qui si presenta sotto pseudonimo.

La risposta per noi è che “le buone idee, una volta chiarite, camminano da sole”. Difatti in accordo con l’interessato abbiamo preferito la strada dell’anonimato (… relativo) per un semplice motivo: rendere paradigmatiche le scelte così proposte dal candidato in questione. Scelte pertanto che potrebbero acquistare un valore accettabile anche da altri e una bandiera portata avanti anche altrove. E d’altra parte siamo disposti a fare altrettanto con coloro che  esporranno civilmente idee diverse e contrastanti.

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Elezioni per il rinnovo della carica di Direttore

del Conservatorio (omissis) – Triennio accademico 2010­/2013

Programma di

(omissis)

I. Premessa

Un programma elettorale può essere inteso ed elaborato in vari modi, ma non dovrebbe mai prescindere da un diretto confronto tra i diversi candidati alla carica e i votanti tutti. Dato che l’unica partecipazione democratica alla vita di un’istituzione, a modesto parere dello scrivente, non può consistere in una delega “ad occhi chiusi” nei confronti di chi si reputa comunque degno della propria fiducia. Dunque auspico innanzitutto che questo accada nella forma migliore e meglio impostata ai fini della più coinvolta partecipazione di tutti gli interessati. E comunque rimando al sito-web di recente istituzione www.musicaemusicologia.org alla voce (contenuto) “Forum” per ogni miglior approfondimento delle tematiche pertinenti all’elezione stessa. Nel frattempo sceglierò la massima sintesi e tratterò solo gli argomenti che considero più “caldi”.

II. La Direzione

In un’istituzione accademica che si avvia irreversibilmente a stabilizzarsi – anche nel medio-lungo termine – come paritaria all’istituzione universitaria non è certo ammissibile una vocazione autocratica e solipsistica nella conduzione politico-culturale e amministrativa di vertice. Va affermato con energia – e precisato al meglio come ciò si debba realizzare – che il direttore, in analogia al preside di facoltà universitaria, è innanzitutto un primo tra pari; che nel pieno rispetto della diversità e specificità delle funzioni docente, direttiva ed amministrativa si rende sempre costruttivamente quale figura di sintesi decisionale di attività articolate e complesse che comportano sempre e comunque la partecipazione anche direttiva di più e varie componenti attive dell’istituzione. Ciò esige da un lato la massima chiarezza enunciativa dei fini perseguiti e dunque la compiuta e corrispondente trasparenza decisionale negli atti così finalizzati. Ma al di là di prevedibili e stanche routine rispetto il già preesistente stile di conduzione, che ricalca nella sostanza un modello di gestione in corso reale di superamento, è necessario che venga al più presto formalizzato l’impianto funzionale di tale partecipazione corale: insomma ogni docente, così come ogni dipendente dell’istituzione, deve sentirsi realmente partecipe della vita dell’istituzione stessa. Deve entrare ed uscire dall’istituto con il sorriso di chi sa che, anche se con difficoltà e problemi vari, ha fatto il proprio meglio e il meglio ha avuto. E ha avuto da chi ha l’obbligo non certo di rendergli difficile la sua vita lavorativa, ma al contrario è preposto proprio alla miglior resa funzionale dell’attività didattica e amministrativa. Insomma sia come docente sia come possibile direttore pro tempore (e dunque docente in pianta stabile, eccezionalmente posto in posizione di vertice) rivendico fermamente per me, come docente innanzitutto, e per i miei colleghi di lavoro, docenti e non, il diritto alla felicità lavorativa. Felicità lavorativa che, al di là di goliardiche banalizzazioni, non è altro sul piano dei soggetti coinvolti che la migliore resa del dettato costituzionale che recita all’Art. 97: “I pubblici uffici sono organizzati (…) in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.”

III. Docenti e staff direttivo

Sono già previste figure di sostegno all’attività direttiva quali il Collegio dei Docenti, il Consiglio di Amministrazione, il Consiglio Accademico, i Dipartimenti (da attivare immediatamente in ogni loro funzione), la Consulta degli Studenti, il Nucleo di Valutazione. Pur non di meno tali organismi vanno consistentemente rinforzati nella loro autonomia decisionale. E soprattutto vanno create numerose altre figure di sistema che allarghino al massimo le attività di collaborazione alla funzione direttiva e rappresentativa dell’istituto. In tal senso ho già approntato le basi di un Organigramma delle funzioni gestionali per la nostra istituzione accademica che, al pari con la situazione gestionale delle migliori istituzioni universitarie nazionali, offra a ciascuno dei docenti interessati e vocati una partecipazione diretta alla reale determinazione dei nostri specifici e collettivi destini professionali: come sintesi integrata dei fini d’interesse pubblico da perseguire e delle varie dotazioni, ambizioni e motivazioni personali. Tale organigramma sarà definito compiutamente solo dopo un’intensa attività di ascolto di tutti i singoli docenti e delle altre componenti dell’istituzione. E solo di seguito investendone gli organi istituzionali; dei quali però sarà già fin d’ora prevedibile un consequenziale e consistente incremento.

IV. Didattica

Lo scrivente si occupa di didattica a tempo pieno, sperimentazioni incluse, da almeno venticinque dei suoi trentun’anni di effettiva carriera (cfr. curriculum) e chi l’ha conosciuto in tal senso sa già della sua passione e della sua capacità di coinvolgimento organizzativo, nonché della volontà di massimo allargamento partecipativo dei propri interlocutori e del suo credo sinceramente e fattivamente democratico – abbastanza esperito in vari momenti, da protagonista e non, e sulla scorta di una venticinquennale ultra-attiva presenza in questo Conservatorio. Chi non mi conosce potrà certo capire meglio dall’allegato e certamente atipico curriculum: atipico perché dimostrativo di una chiara e ininterrotta volontà di attaccamento all’istituzione, sempre definita secondo criteri di equità e di giustizia. A questi criteri continuerò ad ispirarmi se eletto, addirittura creando vincoli alla mia stessa funzione di governo per garantirne capacità di controllo e di miglior indirizzo da parte di tutti coloro che fattivamente vorranno  collaborarmi.

Piena autonomia decisionale contemperata dal principio della responsabilità personale sarà pertanto attribuita una volta per tutte alla funzione docente: l’organizzazione dei registri di presenza, delle aule e degli orari, delle varie sessioni d’esame (etc.) saranno del tutto sottratti alla pura e solitaria discrezionalità della funzione di vertice. Al contrario sarà sempre discussa e funzionalmente contrattata tra le legittime richieste dei singoli interessati e i preminenti interessi dell’istituzione; tutti individuati con chiarezza definitoria ed assoluta trasparenza nelle apposite sedi collegiali. In tal senso i diritti non dovranno mai costituire favori da dover chiedere e i doveri sempre potranno adempiersi con la sicura consapevolezza che il merito e l’impegno costituiscono valori assoluti, tali da trovare sempre e comunque positivo riscontro e dovuto incentivo.

V. Attività artistiche

Se da un lato occorrerà esprimersi nella miglior continuità possibile rispetto la qualità dell’attività artistica espletata negli ultimi dieci anni circa, e anzi disponendosi con ambizioni ben più avanzate e propulsive per il Conservatorio (cfr. punto VI.), va affermato con chiarezza che:

  1. questa non può consistere esclusivamente nelle attività di massa, che troppo spesso per raggiungere il pur nobile fine di produrre una buona immagine dell’istituto non tengono ben conto della crescita di tutti i singoli studenti coinvolti sul piano formativo-didattico; la presenza anche di un notevole numero di docenti validamente dotati quanto a magistero direttoriale ed interpretativo permetterà di affrontare in maniera meglio articolata il problema del possibile, e spesso osservato, scollamento tra attività didattico-formative e attività artistiche; le quali, oltre che esibitive di per sé, vanno rese secondo piani di conduzione impiantati  in piena armonia con tutte le singole attività didattiche;
  2. vanno supportate al meglio le attività cameristiche, solistiche e di ensemble, al massimo raggio di repertorio possibile; tanto da prevedere stabilmente delle importanti stagioni concertistiche interne ed esterne all’istituzione. Cosa che non si è riuscito mai bene ad impiantare, se non in minima parte, pure in decenni di attività artistico-professionale del Conservatorio (omissis). Forse un musicista-musicologo, quale mi onoro di definirmi, potrà rivelarsi la persona più distaccata da personalistici interessi e dunque meglio adatta a superare gli ostacoli che probabilmente si sovrappongono a tali realizzazioni (volontà imperative di dominio personale, assolutistici protagonismi di singoli, personali e irrisolte rivalità, invidie professionali, disinteresse e mancanza di adeguati coinvolgimenti etc. etc.)?

VI. Il Conservatorio come ente di produzione e di promozione musicale

La natura del mestiere e della professione del musicista – e a mio modesto parere anche del musicologo e del didatta di musica che non possono non essere anche musicisti di buona formazione, seppur non necessariamente “militanti” (esecutori ed interpreti) – trova fondamento istituzionale, da sempre posto e giustamente in primissimo piano, nella costante pratica musicale del repertorio. Proprio il “far musica” costituisce il fondamento della nostra esistenza individuale e collettiva, umana e professionale. Questo punto meriterebbe già da solo un programma ben articolato e compiuto circa le attività che si intendono svolgere nel triennio di gestione.

Tocco allora i punti più qualificanti, giusto per chiarire il senso profondamente innovativo della mia personale visione dell’Istituto Superiore degli Studi Musicali/Conservatorio di Musica del futuro: un futuro oramai alle porte e sempre meno dilazionabile:

a) Più volte ho sottolineato, e sempre meglio terrò a specificare, come uno dei punti fermi del mio programma sia la valorizzazione qualitativa e quantitativa del Conservatorio attraverso il coinvolgimento di tutti i docenti dell’istituzione, senza esclusioni di sorta, e con il fine principale di portare alla migliore sintesi le diverse anime che convivono nel nostro istituto. Ogni attività artistica costituirà un progetto e verrà affidata ad almeno un direttore responsabile di progetto. In ciò non farò altro che approfondire, ma a ben altri più compiuti e complessi livelli di azione organizzativa, la consistente mole di lavoro che mi impegnò nell’A. A. 1999-2000 nella funzione coordinatrice – organizzativa, promotrice e responsabile della realizzazione di tutte le attività artistiche e didattiche dell’istituto, dunque con-direttiva ma in leale e compiuta collaborazione (e in dipendenza gerarchica) al direttore di allora. Ciascun direttore di progetto, che certo non svolgerà il proprio lavoro senza appositi incentivi commisurati al suo effettivo impegno,  avrà “carta bianca” sul piano organizzativo e dovrà solo rispondere ai criteri prefissati dagli organi di governo dell’istituzione (non solo dunque il direttore del conservatorio) e ad apposite verifiche di medio e compiuto termine. Questa notevole autonomia di azione comporterà un’effettiva delega anche delle corrispondenti responsabilità; a cui i colleghi coinvolti, direttamente e non, dovranno gradatamente abituarsi. Ciò potrebbe permettere, con la collaborazione motivata, idealmente, di tutti i docenti, non solo l’affermarsi di nuovi stili di relazione umana e professionale ma soprattutto la crescita partecipativa di tutte le componenti dell’istituzione, non lasciando più spazio a lobby e fazioni. Nonché il moltiplicarsi delle attività di istituto.

b) Le relazioni con le istituzioni musicali formative del territorio cittadino e provinciale – mi riferisco in particolare alle scuole a indirizzo musicale pubbliche e private, ma anche ad importanti istituzioni di promozione musicale quali bande e cori, etc. – saranno moltiplicate tramite la creazione di reti di scuole, gestite da appositi Coordinatori fiduciari (stessa autonomia e responsabilità del punto precedente), delegati alla cura delle relazioni con tali preziosi bacini di utenza. L’attuale politica di tagli sta prendendo di mira i segmenti più deboli delle istituzioni scolastiche e a (omissis) parrebbe che a breve si voglia puntare ad una drastica riduzione delle scuole medie a indirizzo musicale. Ciò, contraddicendo un trend nazionale di crescita, costituirebbe un’autentica iattura per il nostro conservatorio, precludendo le già poche possibilità di sbocco lavorativo per i nostri migliori studenti. Mi risulta ostico e poco comprensibile che negli ultimi anni ci si sia occupati di creare relazioni collaborative con enti formativi musicali estranei e lontani dal nostro già difficile territorio (province di (omissis) …) e per nulla o poco preoccupati di creare solidi rapporti di continuità formativa tra i nostri vocati bacini d’utenza. Credo che sia questa una delle motivazioni principali del notevole decremento di studenti provenienti dal centro cittadino, a parte l’evidente assurdità di una collocazione territoriale dell’istituto assolutamente decentrata; e proprio in un territorio a particolare ampiezza costiera e con importanti frazioni collinari già abbastanza distanti dallo stesso centro cittadino. Ciò semmai comporterebbe la creazione di sedi ben delocalizzate e convenzionate con scuole secondarie al fine della graduale trasformazione in licei musicali. La miglior attuazione avverrebbe in territori provinciali distanti ma ad altra concentrazione abitativa e soprattutto turistica quali (omissis). Delle stabili e ben coinvolte relazioni interistituzionali, delegate a fiduciari vocati e ben motivati, potrebbe sin dall’inizio meglio affermare i migliori fini collaborativi. Una volta per tutte andrebbe ben chiarito che il conservatorio del futuro chiuderà senza un ampio e produttivo bacino d’utenza. Ma anche che il bacino d’utenza non ha motivo di esistere senza il possibile e migliore sbocco negli studi di alta professionalizzazione musicale. Io credo fermamente che questa sia una delle principali scommesse per il nostro futuro più prossimo. E non possiamo più, semplicemente, stare a guardare …

c) Intendo aprire relazioni interistituzionali a plurime collaborazioni, magari via via rese stabili, con istituzioni analoghe alla nostra e situate in altri paesi, non solo della comunità europea (non mi riferisco pertanto solo al Progetto Erasmus). Per potere raggiungere al meglio l’obbiettivo bisognerà però far meglio risaltare le nostre migliori eccellenze e non le nostre carenze ancora da colmare. Lo scopo è produrre: scambi frequenti di docenti e studenti, importanti master magari ben sostenuti da borse di studio, organizzazione comune di eventi di rilievo (mi piacerebbe impiantare, solo a titolo di esempio, un festival che coinvolga anche in rilancio le attività della pur importante, seppure attualmente un pò dismessa, Fiera internazionale di (omissis)). Ciò comporterà uno sforzo immane ma accettabile se ben ripartito tra le varie collaborazioni. E potrà costituire il miglior coronamento di tutto l’impegno che ci attende prossimamente.

d) Con procedura spedita ma ben predisposta e approfondita in tutte le sedi collegiali opportune – inclusi gli istituendi Comitati d’orchestra – verranno approntati i Regolamenti delle orchestre sinfonica e a fiati, dei cori polifonici e lirici e delle formazioni cameristiche del Conservatorio (omissis), nonché incentivate le relative attività artistiche con appositi concorsi interni che mettano in risalto nazionale ed internazionale le eccellenze raggiunte, quale patrimonio dell’intera istituzione.

e) Già a partire dal mio insediamento lavorerò per la creazione sia di un’etichetta discografica, sia di una casa editrice del conservatorio, da gestire in piena autonomia a cura di appositi direttori di progetto. Ciò anche per potenziare, a livello di periodicità, i già preesistenti Quaderni del Conservatorio, ma anche per produrre altre pubblicazioni, tra cui riterrei di notevole interesse una rivista periodica dell’istituto, con scopi informativi, di approfondimento tematico e di crescita partecipativa alla vita dell’istituzione. Non sono cose difficili ma, insomma, bisogna crederci e volerle fare. Soprattutto, a cadenza periodica, sfruttando le dotazioni dell’istituto specialmente nella nuova più ampia sede, saranno registrate ed incise le migliori performance degli studenti, in particolar modo se hanno vinto dei concorsi interni o, con partecipazione autorizzata, anche esterni; oppure abbiano ottenuto in sede di dissertazione di laurea il cd. diritto di incisione o di pubblicazione; ma anche ai docenti compositori verrà periodicamente offerta l’opportunità di potere incidere, specialmente in occasioni prestigiose quali l’organizzazione di incontri e festival dedicati alla musica contemporanea. Il sito dell’istituto verrà potenziato anche nel dare un giusto spazio (fin’ora per lo più incomprensibilmente negato) a tutte le attività editoriali nonché a tutte le attività artistiche e alla stessa visibilità di ciascun docente per i meriti acquisiti intra ed extra moenia. Insomma bisognerà d’ora in poi illustrare al massimo tutti i livelli di eccellenza – nessuno escluso – raggiunti da coloro che individualmente e collettivamente comunque partecipano alla vita dell’istituzione. Non averci pensato prima, quando tutti i conservatori lo fanno, mi sembra proprio da masochisti!

VII. Ampliamento dell’offerta formativa

Le attività didattico-formative con cui si renderebbe possibile ampliare l’offerta formativa sono molteplici: corsi di Propedeutica musicale, corsi di Avviamento allo studio degli strumenti ad arco, Corsi di Ascolto e di Coralità per anziani (accademia musicale della terza età), di Management artistico, di Discipline orchestrali e di Professore d’orchestra, di Discipline storiche, critiche e teorico-analitico-compositive, di Maestro collaboratore nelle varie specialità (dal Maestro di palcoscenico al Maestro collaboratore del direttore del coro lirico), di Organo e composizione organistica, di Canto per artisti del coro lirico, di Musica corale e direzione di coro e di Strumentazione per banda; laboratori di musica popolare ed etnica e worldmusic, di jazz, di musica antica, di liuteria etc. etc.

Ritengo inoltre opportuno ricorrere ad apposite convenzioni con altre istituzioni analoghe alla nostra per istituire finalmente un buon numero di masterclass, però sui modelli ben articolati dei corsi di perfezionamento e dei dottorati di ricerca, previsti dalla riforma. Pure bisognerà seriamente attuare la nuova previsione regolamentativa  per i corsi realizzabili a distanza on line e soprattutto per la frequenza degli studenti lavoratori senza aggravio di retta in caso di fuori corso.

Le convenzioni con altre istituzioni accademiche ed universitarie, anche allo scopo di realizzare nel medio-lungo termine un Politecnico delle arti a (omissis) verrà affrontata con il massimo delle energie possibili; magari facendo leva sulle relazioni professionali da me istituite con la facoltà (omissis) di lettere, quale professore a contratto nel locale Dams.

VIII. Gli studenti, fondamento primario della nostra istituzione

Nel nostro conservatorio l’istituzione di una Consulta degli studenti non ha raggiunto gli sperati risultati di una partecipazione diffusa e sentita. Normalmente un gruppo di studenti, tra i più presenti in conservatorio e tra i più dotati di buona volontà, prendono in mano la situazione e, con la partecipazione di un numero esiguo e nello scarso coinvolgimento della restante massa, in buona parte composta da pendolari e da studenti residenti non nelle vicinanze dell’istituto, si rende attivo all’interno degli organi collegiali di propria spettanza. Ciò non può assolutamente dirsi soddisfacente. Bisogna indagare sulle reali motivazioni del distacco dai centri decisionali e soprattutto incentivare la partecipazione diffusa, indiretta e diretta alla vita dell’istituto.

Perché i nostri studenti – al di là della comoda retorica, oramai divenuta di moda in tempi di vincolata loro partecipazione almeno formale agli organi collegiali – costituiscono il principale movente al nostro agire e la loro disaffezione o assenza o scarsa partecipazione deve solo allarmarci e predisporci individualmente e collettivamente ad un reale e radicale esame di coscienza. Devono soprattutto trovare risposte decise ed eticamente di alto livello, per tutti noi docenti, domande come: quando sono in commissione d’esame o di laurea valorizzo tutti gli studenti allo stesso modo, senza creare palesi ingiustizie? Le mie lezioni sono adeguatamente partecipate dai miei allievi? I docenti assenteisti, se e quando ci sono, devono proprio passarla liscia, o semmai bisogna costituire un nuovo codice d’onore a cui nessuno possa effettivamente sottrarsi, per fare quello che gli pare: offendendo la sua propria funzione prima che l’istituzione tutta? Pertanto la funzione del Nucleo di valutazione, in stretta interdipendenza con il Consiglio Accademico, al di là di formalismi di rito seppur normativamente dovuti, deve rispondere in piena trasparenza e con impegno alla risoluzione di tali quesiti. Non certo con i soli meccanismi dell’anonimato, che può facilmente trasformarsi in delazione e in formule ricattatorie. Bensì dotandosi dei migliori strumenti di ascolto attento e compiuto, e di intervento responsabile nei confronti di tutti coloro che attivamente partecipano alla vita della nostra istituzione.

IX. Sede, dotazioni bibliotecarie e patrimonio strumentale

Le attività artistiche che comunque in tutti questi anni hanno illustrato al meglio la presenza nel territorio cittadino e provinciale del nostro Istituto Superiore degli Studi Musicali non sono però servite ad ottenere una sede veramente adeguata dai politici dei vari e diversi governi succedutisi. Sempre costoro si sono dimostrati insensibili (per ignoranza e incultura personale dei singoli? Per distrazione o incuria del locale ceto politico? Per scarso interesse addirittura degli stessi addetti?), se non letteralmente sordi alle necessità di una sede adatta alla collocazione accademica oramai paritaria alla qualificazione universitaria. Ricordo che solamente un funzionario della soprintendenza (omissis) una diecina di anni fa ebbe pubblicamente l’onestà di affermare, davanti all’indifferenza e all’insipienza dei presenti, pur maggiorenti della città e dell’ambiente musicale, che il Conservatorio (omissis), al pari delle analoghe istituzioni nazionali, avrebbe dovuto ottenere una sede di prestigio, prossima al maggior teatro lirico e al centro pulsante della vita (omissis), costituendone tra l’altro un mezzo utile ad abbellirlo musicalmente quale “salotto cittadino”. Questo funzionario è dovuto andare via da questa città per vedere riconosciuti i propri meriti professionali e oggi è ai vertici della politica regionale quale assessore alle BB. AA.! Dunque d’ora in poi toccherà utilizzare altri mezzi politici, soprattutto di denunzia bene indirizzata sul piano delle individuali responsabilità, contro l’incapacità o la “distrazione” del politico di turno, contro gli interessi fin troppo personalistici che si muovono in città in maniera contrastante alla crescita della nostra istituzione; proprio per “risalire una china” che ci ha portato nell’ultimo decennio a perdere la più consistente presenza di studenti provenienti dal centro cittadino e dal suo più prossimo hinterland.

Ora, dato che la cosiddetta “nuova sede” che sta per esserci destinata già prima di vederci entrare e prenderne definitivo possesso pone problemi strutturali e di collocazione territoriale non da poco, da un canto bisognerà occuparsi seriamente di essa, anche tenendo nel dovuto conto l’eccezionale provvidenza ulteriore necessaria che la Direzione generale ha di recente promesso di fornire all’istituto. Ma da un altro canto bisognerà anche guardare altrove, impiegando veramente la decisione e l’energia allo scopo necessarie; e anche valorizzando al meglio la presenza di un nuovo presidente del consiglio di amministrazione, che già in passato si era indirizzato più decisamente verso soluzioni sicuramente migliori delle attuali.

L’incremento delle dotazioni bibliotecarie (librarie, discografiche e audiovisive) e l’incremento e la salvaguardia del patrimonio strumentale musicale andranno di pari passo, dovendo specialmente prevedere nella prossima nuova sede di via (omissis)un apposito servizio di vigilanza privato e pubblico, data l’alta incidenza nella zona di furti e di reati contro il patrimonio.

X. Supporto amministrativo

La segreteria amministrativa costituisce al momento un segmento di efficienza del nostro istituto da valorizzare anche ulteriormente. Lo scopo è di rendere l’attività amministrativa sempre strettamente correlata, e mai contrastante, con le esigenze di natura formativa e di provenienza didattica. Ma per non appesantire e meglio supportare le competenze del personale ATA sarà necessario una volta per tutte definire al meglio un certo numero di funzioni aggiuntive, appositamente valorizzate, quali il servizio di biblioteca, il servizio di fotocopiatura e fax realmente e con efficienza aperto a tutte le esigenze dell’attività didattica, un ottimale servizio di controllo e manutenzione ordinaria degli strumenti musicali e dei sussidi didattici, aule multimediali incluse, un controllo costante delle aule e delle loro dotazioni, etc. etc.

XI. Decaloghi

Al fine della miglior chiarezza circa le motivazioni di questa mia personale esposizione, aggiungo di seguito (alle pp. 6-7 e 8-9) alcuni importanti principi ispiratori del mio programma nella forma di due profondamente innovativi decaloghi, da attuare e da costantemente osservare: l’uno rivolto alla funzione direttiva, l’altro rivolto alla funzione docente. Si tratta di principi che amerei molto poter condividere con gli amici e colleghi candidati assieme a me, al di là di ogni concorrenzialità di opinioni e punti di vista. Anzi tanto è l’importanza che attribuisco loro da portarli, al modo di un contratto politico e di una proposta etico-culturale, sia a definitiva verifica conclusiva del mio o altrui mandato, ma anche a periodici consuntivi davanti al collegio dei docenti; che ne permettano perfino, in itinere, ogni eventuale correzione di rotta.

XII. Approfondimenti

Il presente programma verrà approfondito e dibattuto nei suoi dettagli sia sul sito web www.musicaemusicologia.org alla voce “Forum”, sia – auspicabilmente – in apposita bacheca dell’istituto aperta al pubblico e in una delle apposite stanze destinate alle attività propedeutiche alla consultazione elettorale: tramite interventi dello scrivente anche in risposta a tutti coloro che vorranno porgli domande più specifiche o chiedere chiarimenti di qualunque natura circa l’evento elettorale. La partecipazione allo stesso sito o alla discussione non implicherà certo un’adesione alla mia candidatura; al contrario nell’auspicabile confronto con tutti gli altri candidati si potrà dare – se lo si vorrà – l’encomiabile prova di un autentico momento di democrazia, trasparente e coinvolgente. Certamente senza alcun timore di indebite pressioni o di personali ritorsioni da parte di chicchessia. Tutto ciò auspico avvenga al meglio. Dato tra l’altro che, nel caso che i principi cui la mia candidatura si ispira diventino nel frattempo patrimonio comune, lo scrivente, comunque componente del Consiglio Accademico, sarà ben contento di supportare con il massimo possibile dell’impegno il collega docente eletto alla direzione, per la migliore attuazione degli stessi. Vinca il migliore, pertanto, ma che il futuro direttore non sia solo, politicamente parlando, il più furbo o il più spregiudicato. Ciò costituirebbe un passo indietro, tale da penalizzarci tutti.

XIII. Commiato

Per concludere. Lo scrivente, nei tanti anni di presenza in quest’istituto (25), è stato spesso un po’ considerato sì vicino alla cd. “gestione del potere” ma in fondo “magari informato di suo, ma poco… potente”; appunto perché lontano da certa mentalità lobbystica e considerato poco affidabile per scarsa propensione alla sottomissione personale dal potere stesso di turno (direttori ne ho conosciuti un certo numero in oltre trent’anni…). Però venivo abbondantemente utilizzato nei momenti di maggior bisogno di invenzione e di creatività. Mi si consenta un pizzico di orgoglio: tanto di quello che di meglio è stato attuato in questi anni è, almeno in parte, idea mia e tante sono le mie buone idee che viceversa non si ha mai avuto voglia o capacità di realizzare.

Qualche collega simpaticamente mi ha definito in passato una persona “vulcanica” proprio per la mia provenienza (omissis), qualche altro ha guardato con antipatia e sospetto al mio inesauribile attivismo. Forse appellandosi implicitamente a quei luoghi comuni che vorrebbero relegare la bellissima città di (omissis) – (omissis).

Vorrei avere, allora, la possibilità di diventare a pieno titolo, assieme ai miei (omissis) conterranei, un (omissis) cosmopolita. Vorrei poter dimostrare come la buona volontà e la creatività, che tante volte ho potuto riscontrare in tanti miei colleghi e di cui mi sono pure arricchito, siano beni preziosi che non andrebbero mai dispersi. E dunque che quei triti luoghi comuni costituiscono non un fatto di rilievo umano bensì sociologico, in una città che vede vivere a vicinissimo contatto i primi e gli ultimi: coloro che nel XXImo secolo abitano ancora nelle (omissis). Luoghi comuni che mi sembrano far parte semmai solo di una mentalità dominante che comporta il governo assolutistico degli uni e l’eterna sottomissione degli altri.

Non abbiamo soltanto un sole con degli splendidi tramonti, due mari a diversa temperatura, delle colline e delle montagne di una bellezza straordinaria ed unica in (omissis) e una ricchezza di varietà di territorio unica in Italia. Tutto ciò non può che favorire la creatività e non mi pare proprio un caso che in un lontano passato (omissis) sia stata la principale città (omissis). Esprimiamo tutti, allora, una “vulcanicità” di cui appropriarci con orgoglio e senza complessi: per meglio costruire assieme – docenti, studenti e personale tutto – il nostro comune futuro.

Un sentito ringraziamento a tutti voi

Pinco Pallino

(omissis)

Cell.: (omissis)

e­mail: (omissis)

                                                                                                                          Firmato

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PRINCIPI ISPIRATORI DEL PROGRAMMA

DECALOGO DEL DIRETTORE

  1. PRIMUS INTER PARES – Il direttore è, tra i docenti tutti da cui trae elettivamente legittimità, un primo tra pari.
  2. TEAM COLLABORATIVO FIDUCIARIO – Per meglio svolgere le sue funzioni il direttore deve fiduciariamente servirsi di collaboratori scelti tra i docenti dell’istituzione in numero indefinito (idealmente fino al coinvolgimento dell’intero corpo docente); pertanto rilasciando deleghe specifiche, secondo il modello universitario, al di là della nomina del vice-direttore (meglio: direttore vicario), suo sostituto in caso di assenza.
  3. TRASPARENZA, RISERVATEZZA E LEGALITÀ – Il direttore, così come ogni altro dipendente dell’istituzione, impronta ogni suo atto ai principi della trasparenza gestionale e amministrativa. Riferendo il principio opposto della riservatezza ai soli casi documentati come necessitati in tal senso. A tal fine è dallo stesso nominato e promozionato, di concerto con la rappresentanza R.S.U. e il Consiglio accademico, un organo garante della trasparenza e della legalità, nella persona di almeno cinque docenti e due studenti (proporzionalmente di diverso sesso), che relazionerà almeno a cadenza semestrale sulle varie problematiche relative, mobbing, pari opportunità e prevenzione dello stress inclusi.
  4. FINALITÀ FORMATIVE DELLE ATTIVITÀ ARTISTICHE – Le attività artistiche sono finalizzate in primo luogo alla crescita professionale dei singoli partecipanti. In tal senso accanto alle attività di massa più rappresentative dell’istituzione nella sua interezza (orchestra sinfonica, orchestra a fiati, orchestra d’archi, coro polifonico e di supporto ad allestimenti d’opera) vanno incentivate e valorizzate le attività cameristiche e solistico-individuali in apposite stagioni concertistiche del Conservatorio-ISSM. Lo scopo di una visibilità cittadina e provinciale peraltro non può essere disgiunto dall’impegno concreto e fattivo per l’ottenimento di una sede ben più dignitosa e centrale di quella attualmente attribuita; e indubbiamente limitante per le prospettive di crescita di una Istituzione accademica di alta cultura qual è il (omissis). Pertanto se la notevole visibilità in passato garantita dalla collaborazione con istituzioni collaterali quali il Teatro (omissis) e l’Università non è servita allo scopo ciò non va attribuito che al grave disinteresse della politica locale; la quale va sollecitata in una maniera ben più energica di quelle attuate fin’ora.
  5. MONITORAGGIO DELLE ATTIVITÀ DIDATTICHE ED ARTISTICHE – Tra le figure fiduciarie sono da prevedere almeno due coordinatori responsabili sia per il monitoraggio delle attività didattiche sia per la previsione ed il monitoraggio delle attività artistiche. Al fine della piena e soddisfacente collaborazione di tutti i docenti coinvolti a monte delle attività stesse e, al momento di realizzazione, al fine di una collaborazione fattiva e non puramente formale con il Nucleo di valutazione.
  6. CONFLITTO DI INTERESSI – In caso di documentato conflitto di interessi il direttore ha l’obbligo immediato di delegare all’organo di garanzia la risoluzione della questione, anche con la nomina, nella persona di uno o più docenti, di un organo esecutivo ad acta.
  7. PIENA COMPATIBILITÀ TRA TEAM FIDUCIARIO E ORGANI ISTITUZIONALI – Il direttore per lo svolgimento delle proprie funzioni, anche all’insegna dei richiamati principi di trasparenza e legalità, deve contemperare al meglio il rapporto fiduciario con i suoi collaboratori personali e le funzioni istituzionalmente già previste, e quelle da prevedere, degli organi di gestione dell’istituzione: Consiglio accademico, Consiglio di Amministrazione, Dipartimenti, Collegio dei docenti, Consulta degli Studenti, Comitato di valutazione.
  8. SFIDUCIA E DIMISSIONI – Per gravi e documentate motivazioni (mancata attivazione entro il primo semestre degli organi di garanzia e dei collaboratori fiduciari, irrisolto conflitto d’interesse, sospetto documentato di illeciti amministrativi etc.) il direttore può essere sfiduciato con una mozione firmata da almeno un terzo dei docenti (elettorato attivo) e, in una successiva e immediata seduta del Collegio dei docenti, dimissionato in apposita votazione a maggioranza qualificata dei due terzi dei presenti. In ogni caso le nuove elezioni sono gestite dal decano dell’istituzione (docente più anziano disponibile).
  9. TRASPARENZA DEI CRITERI DI ELEGGIBILITÀ – Le specifiche indicazioni in merito all’elettorato passivo di “(…) attività professionale e direttiva anche in contesti multidisciplinari …” vanno intese tra loro separatamente e soprattutto nel senso di una documentata e ben partecipata attività a favore dell’istituzione, in aggiunta ai normali e dovuti carichi didattici (monte ore individuale) e non nella restrittiva definizione di una pregressa attività di direzione o anche di semplice vicedirezione. In definitiva è l’attaccamento costante e produttivo alle attività organizzative e gestionali dell’istituzione l’unico criterio di qualificazione per la partecipazione all’elettorato passivo. Auspicando a tal fine, in un’apposita revisione regolamentativa, anche una migliore definizione quantitativa dell’esperienza del singolo aspirante: meglio se riferita ad almeno un decennio di attività didattica complessiva a qualunque titolo prestata nell’istituzione accademica.
  10. REVISIONE DELLO STATUTO – Sarà cura precipua e personale del direttore l’uniformare o quanto meno l’adattare nello statuto e nei regolamenti dell’istituto tutto quanto in questo decalogo specificamente riportato; se non già previsto appositamente dallo Statuto dell’istituzione, e sempre nel rispetto della normativa vigente.

Firmato (M° Prof. Pinco Pallino)

DECALOGO DEL DOCENTE

  1. CENTRALITÀ DELLA FUNZIONE DIDATTICA – Funzione docente e attività didattica costituiscono il fulcro dell’Istituzione accademica e alle loro concrete esigenze si uniformano l’attività artistica e l’attività amministrativa.
  2. AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ PERSONALI – La funzione docente si fonda sugli inderogabili e strettamente correlati principi di autonomia e di responsabilità personali.
  3. IMPEGNO E MERITO CONDIVISI – Impegno e merito individuali e collettivi costituiscono i principali moventi per la valorizzazione professionale e si valutano sulla base di criteri dotati della massima oggettività, valutata da appositi organi di controllo e garanzia.
  4. QUALITÀ E QUALIFICAZIONE DELL’ATTIVITÀ DIDATTICA – Ogni attività didattica va sorretta dalla gestione didattica dell’istituzione nelle sue specifiche esigenze, rappresentate motivatamente anche dal singolo docente. Al proposito il direttore nomina dei suoi referenti fiduciari dotati di piena autonomia e responsabilità nella risoluzione immediata o tempestiva di problemi pratici. L’attività di costoro è relazionata anche pubblicamente sull’albo dell’istituzione a conclusione di anno accademico e, su richiesta motivata e qualificata (un decimo dei docenti in servizio), portata a consuntivo in apposito collegio dei docenti. Alcuni esempi di referenti organizzativi: il coordinatore addetto ai monte orario individuali e alla ripartizione delle aule secondo criteri oggettivi (motivati e pubblicizzati), il coordinatore alla gestione degli strumenti musicali e alla loro adeguata manutenzione, il coordinatore alla qualità dei locali in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria (responsabile sicurezza), il risolutore di conflitti professionali e umani tra docenti, etc. etc.
  5. ATTIVITÀ ARTISTICA COLLETTIVITÀ E INDIVIDUALE – Le attività artistiche svolgono sia funzione di pubblica rappresentanza per l’istituzione, sia funzione di risalto delle singole individualità professionali presenti nel corpo docente. Vanno pertanto incentivate le attività concertistiche da camera e solistiche, con un adeguato riparto in proposito delle risorse disponibili. Le attività di direzione artistica non sono pertanto solo frutto di scelte individuali e solipsistiche del direttore di turno ma vanno concordate, con l’unica regola del buon senso, tra lo stesso e i dipartimenti in prima istanza, con il consiglio accademico in seconda istanza e con gli effettivi partecipanti: così le attività concertistiche di massa vanno riferite anche nella scelta dei programmi e nei modi di conduzione ad un reale coinvolgimento di appositi comitati rappresentativi di ciascuna delle orchestre.
  6. DIPARTIMENTI, SCUOLE E CORSI DI STUDIO, MASTERCLASS E COLLABORAZIONI INTERISTITUZIONALI, SPECIALIZZAZIONI E DOTTORATI, PROGETTI DI RICERCA E PERSONALE DI SUPPORTO – Su semplice richiesta anche di un solo docente interessato va immediatamente attivato ciascun dipartimento quale organo di ripartizione propositiva della spesa a fini didattici: per istituzioni di nuovi corsi o di nuove scuole, organizzazione di masterclass, di specializzazione e di dottorati, attivazioni di collaborazioni interistituzionali e di progetti di ricerca, assunzioni di personale dedicato come tecnici laureati e borsisti etc.
  7. PREMI E INCENTIVI PER L’ALTA QUALIFICAZIONE DELL’ATTIVITÀ DIDATTICA, ARTISTICA E DI RICERCA – Gli studenti particolarmente meritevoli vanno premiati sulla base di criteri oggettivi e non sulla base di estenuanti contrattazioni tra docenti, che possono dimostrarsi incapaci di riconoscere il merito altrui se non come un proprio demerito. In sede di valutazione, insomma, ogni studente cessa di essere allievo di Tizio o di Caio per diventare allievo rappresentativo dell’intera istituzione. Pertanto se le singole comunità di docenti (di pianoforte, di archi, di fiati etc.) si dimostrano incapaci di valutazioni oggettivamente ben motivate ed equilibrate sarà il direttore assieme ai suoi collaboratori fiduciari a farsene carico nella maniera più trasparente possibile; eventualmente con il ricorso a soggetti esterni di eccezionale qualificazione professionale; ma sempre al fine ultimo di una crescita dell’istituzione tutta nelle singolarità delle sue componenti.
  8. DISTRIBUZIONE EQUA E TRASPARENTE DELLE RISORSE ECONOMICHE – La contrattazione d’istituto è svolta con il massimo della trasparenza anche per coloro che pur essendo interessati non vi partecipano. Le risorse aggiuntive disponibili vanno sempre ripartite secondo i meriti, le capacità e gli effettivi impegni aggiuntivi individuali; però sempre agevolando la massima partecipazione di tutto il personale e sempre ben motivando le scelte fatte. Al direttore vicario (vicedirettore) e ai responsabili dei vari settori vanno corrisposte adeguate indennità, commisurate all’impegno effettivamente profuso. Al vicario, a richiesta, può essere attribuito il semiesonero dall’attività didattica. Gli impegni orari aggiuntivi degli altri responsabili possono essere anche riferiti al monte orario contrattuale ulteriore alle 250 ore minime obbligatorie per la didattica frontale.
  9. INCENTIVI E RISORSE ECONOMICHE – Tutte le attività aggiuntive svolte al di fuori dell’orario di servizio vanno sempre incentivate economicamente, anche solo simbolicamente e su semplice richiesta dell’interessato in caso di dimenticanza dell’amministrazione. I fondi incentivanti vanno ripartiti sempre in maniera equilibrata e soprattutto trasparente. Al proposito è da prevedere un consuntivo esposto all’albo; discutibile in apposito collegio su richiesta motivata e qualificata (un decimo dei docenti).
  10. DIRITTO INDIVIDUALE ALLA “FELICITÀ PROFESSIONALE” – Ogni docente, come anche ogni altro dipendente dell’istituzione, ha il diritto di esplicare appieno le proprie potenzialità individualmente e/o all’interno di team organizzati per specifiche finalità. Va aspramente contrastata ogni forma di prevaricazione professionale o umana, ogni compressione di diritti individuali (un diritto non è tale se bisogna richiederlo come un favore personale). Ogni svantaggio dei singoli – pendolarismo, problemi gravi di salute o di famiglia, etc. – va adeguatamente riequilibrato con le più idonee misure risolutive e adattative al singolo caso e certamente mai individuato come una forma di debolezza individuale, da sfruttare per la costituzione di sistemi di gestione politica clientelare: dove chi detiene un potere appunto sfrutta i propri sottoposti a fini personali. Insomma, in breve: il lavoro è lavoro e va svolto sempre con impegno e partecipazione, ma se lo si svolge tutti con il sorriso e la massima disponibilità reciproca è tanto di guadagnato per l’intera comunità lavorativa.

 Firmato (M° Prof. Pinco Pallino)

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