FORUM I – Promemoria del capo: stili democratico e autoritario

di Anonimo

Sul Forum I il dibattito aperto è quanto mai acceso e pieno di interventi. Ma, chissà perchè, difetta molto di una scarsa volontà di esporsi: normalmente coloro che esprimono più volentieri il proprio pensiero sono gli stessi che aspirano alla carica e il loro linguaggio troppo spesso o è generico e pieno di clausole di stile in puro politichese – insomma infarcito di parole e di concetti generici e “buoni per tutte le stagioni” – oppure latitante ed incerto nell’esposizione stessa delle proprie opinioni di principio. La maggior parte di costoro affida la propria autorevolezza, e certo legittimamente, alla propria professionalità e all’attività artistica svolta sul campo, però al contempo mostra notevoli difficoltà nell’esporre i valori cui ispirarsi e le regole da mettere in campo per affermare quei valori stessi …

In tale sostanziale carenza di dibattito si inserisce però un intervento in linea con quanto sostenuto nel precedente articolo “Caro amico ti scrivo …” e che, seppur anonimo, volentieri pubblichiamo per l’estrema chiarezza e semplicità di esposizione.

Si tratta di uno schema di regole, di comandamenti basilari per la condotta del titolare della funzione direttiva negli istituti dell’Afam. Ma la cosa che ci pare più gustosa è che si tratta non di uno, bensì di due decaloghi; rivolti alle due tipologie, perfettamente estremizzate e concretamente possibili di attuazione – pur nell’estrema variegabilità delle vie di mezzo – dello stile democratico-collaborativo e dello stile autoritario-autocratico.

Li pubblichiamo in successione, non certo convinti della bontà assoluta dell’uno o dell’altro sistema di conduzione gerarchica. Saranno i nostri quattro/4   :-))))  lettori (o forse più?!) a chiarirci come sempre le nostre poche e banali idee.

Inutile dire che il riferimento a persone o a fatti reali è puramente astratto, casuale e fortuito e che le situazioni tirate in ballo vanno intese come possibili in generale ma anche già vissute solo a cura dell’interpretazione personale che ogni lettore potrà o vorrà, a suo piacimento, dare in base alla propria effettiva esperienza. Che, chiaramente anche per motivi legali nonchè di nostro buon gusto, non potremo mai riportare qui. Se non con specifico riferimento alla fattispecie generale e generica; e non effettiva e concreta, non avendo titolo per verificare da noi fatti eventualmente ed effettivamente accaduti o presunti tali.

Promemoria per il Capo d’istituto n. 1

Stile democratico e collaborativo: un Primo tra Pari

(modello = Preside, “illuminista”, di Facoltà)

  1. Il Capo dà il miglior esempio quando è il primo ad esporsi e a rischiare in proprio. Dotato anche di sufficiente autoironia, non ama circondarsi di adulatori
  2. Il Capo agisce con la collaborazione costante della Comunità Istituzionale da lui stesso rappresentata e presieduta
  3. Il Capo non può ben governare con una maggioranza che limita i diritti di una minoranza, perfino se la minoranza è rappresentata da una sola persona. La sua aggregazione ideale è il team. Egli premia e incentiva nella giusta misura ogni attività collaborativa, fondandola adeguatamente sull’autonomia e sulla responsabilità personale del singolo docente coinvolto; magari definendola come una carica funzionale, che sia stabile o provvisoria
  4. La trasparenza è il fondamento della sua attività amministrativa e gestionale
  5. Il Capo non urla né minaccia per imporsi ma argomenta nella maniera più chiara possibile le sue idee solo dopo aver bene ascoltato quelle degli altri e anzi fondandosi sulle stesse per migliorare le proprie
  6. Il suo sistema di direzione può degenerare per un disimpegno più o meno generalizzato dovuto alla carenza di coinvolgimenti personali o di deterrenti adeguati. In tal caso bisognerà compensare con attribuzione di compiti che valorizzino ancor più protagonisticamente il merito personale e la capacità di lavorare produttivamente in team
  7. Il Capo si contorna di tanti collaboratori, fino idealmente ad impiegare tutti i docenti che si rendano disponibili. Con l’intento di coinvolgere ciascuno più o meno stabilmente, con funzioni che ne valorizzino e arricchiscano le capacità e anche le vocazioni, espresse compatibilmente con gli interessi generali dell’istituzione
  8. Il Capo intrattiene rapporti fiduciari, coltivandoli per l’intero espletamento della sua carica. Il venir meno di un rapporto fiduciario è per lui una possibile sconfitta cui porre rimedio nella maniera più costruttiva
  9. Il Capo è sempre consapevole che la sua carica direttiva è provvisoria, pertanto lavora offrendo sempre ai suoi collaboratori esempi da imitare e per migliorarsi.  La sua attività è protesa in definitiva ad affermare i valori di condivisione in cui profondamente crede
  10. Il Capo è una funzione, non una persona. Egli lavora anche per creare tanti “capi” attorno a lui, e cioè tante “teste pensanti” oltre la sua. L’ideale successore è la persona reputata migliore sotto ogni profilo; non tanto da lui quanto da tutti gli altri

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Promemoria per il Capo d’istituto n. 2

Stile autoritario e accentratore: Primo e Solo Comandante in capo

(modello: Preside, “tradizionalista”, di Scuola primaria o secondaria)

  1. Il Capo “fa tutto lui” e gli altri seguono a debita distanza (salvo quando c’è da esporsi). Ogni allusione critica alla sacralità del suo ruolo è inopportuna e offensiva
  2. Anche quello che producono gli altri in realtà l’ha prodotto innanzitutto il Capo, nel senso che “ha permesso che si facesse”. Detto in politichese: gli altri l’hanno fatto, ma “lui lo ha fortemente voluto”
  3. Il capo può ben governare con una maggioranza che limita i diritti di una minoranza. La sua aggregazione ideale è la lobby. Egli premia e incentiva ma senza una misura generalmente e universalmente percepibile come giusta
  4. Il segreto è il buon fondamento della sua attività amministrativa e gestionale
  5. Il Capo è tale perché sa imporsi con carisma innanzitutto fisico e decisionista e solo in seconda istanza grazie alle sue eventuali capacità intellettive e argomentative
  6. Il suo sistema di direzione può degenerare per clientelismo e nepotismo e per scarse motivazioni da parte di coloro che più si impegnano (burn out). In tal caso lui ricorrerà a congrue attribuzioni di compiti che valorizzino abbastanza il merito, ma senza favorire mai alcun protagonismo che potrebbe minimamente oscurarlo
  7. Il Capo si contorna di un numero essenziale di collaboratori, per lo più dotati di adeguate capacità laudatorie. Con l’intento di coinvolgere di volta in volta solo tra i suoi “sottoposti” coloro che reputa utili al momento
  8. Il Capo intrattiene rapporti fiduciari, coltivandoli per l’intero espletamento del progetto affidato. Il venir meno di un rapporto fiduciario è per lui ordinaria amministrazione: un tradimento cui porre rimedio solo con il ricambio. Pertanto il rapporto fiduciario interrotto costituisce per lui la norma, non certo l’eccezione
  9. Il Capo, se non può prolungare all’infinito la sua carica direttiva, come fino all’ultimo vorrebbe credere e far credere, prepara accuratamente la sua successione perché è intimamente convinto che dopo di lui niente potrà funzionare bene (“come prima”)
  10. Il Capo si reputa immortale, nel ruolo e dunque nella persona. Almeno finchè effettivamente… cessa di esistere: andando in pensione oppure morendo. L’ideale successore è sempre un parente stretto o un amico fidatissimo. Ma non è assolutamente detto che ciò si verifichi come lui avrebbe voluto
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