FORUM I – Il mio modello di capo? Cincinnato

di Anonimo

Sono un allievo di IX corso di violino del bravissimo M° (omissis) presso il conservatorio di (omissis) e mi permetto di intervenire, sempre che sia consentito a noi studenti di dire la nostra sull’argomento.

Io mi reputo certamente fortunato per la situazione sia affettiva sia professionale che da sempre riscontro nella mia classe di studio. Però devo dire che in buona parte avete proprio ragione! Non mi piace il modo con cui si atteggiano coloro che sono preposti alla gestione del mio conservatorio. Il modo con cui si danno delle arie e magari sono poi tanto poco concludenti in questa parte del loro importante lavoro. Soprattutto non mi piace l’atteggiamento di alcuni dei miei rappresentanti di Consulta. Che si comportano in modo fondamentalmente da assecondare i loro insegnanti o il direttore e trarne tutti i benefici possibili.

Spero che la cosa cambi. Ma penso anche che sono certi difetti di condotta per lo più autoritaria e poco autorevole , che ho visto indicati in un precedente intervento (non ricordo quale), la motivazione di tutto questo. Cosa possiamo fare noi studenti per migliorare la situazione?

Stupenda l’idea dei decaloghi e delle regole di correttezza da osservare rigorosamente. Ma ci vorranno persone che hanno una storia di correttezza professionale alle spalle per gestire tutto questo. Altrimenti: “fatta la legge, scoperto l’inganno”.

Sembrerò antiquato, ma la mia idea politica di “capo” ideale è quella di un antico condottiero romano, che ho studiato in Storia, al liceo (classico: purtroppo non avevano inventato ancora quello musicale!): Lucio Quinzio Cincinnato, vissuto nella Roma delle origini, nel  quinto/quarto secolo a. C.. Lui si che ci sapeva fare!

Secondo gli annalisti (traggo questi aggiornamenti da wikipedia), Cincinnato si era dedicato ad una vita di agricoltura e sapeva che la sua partenza poteva rendere povera la sua famiglia se in sua assenza i raccolti non fossero stati curati. Quindi, secondo un racconto tra il mitico e l’agiografico, dopo essere stato chiamato per la sua grande perizia militare a difendere la sua città come condottiero (“dittatore”) dell’esercito romano dalle aggressioni del popolo degli Equi, tornò a coltivare il suo terreno da semplice agricoltore.

La vicenda storica in effetti pare fosse un tantino più complessa e non del tutto corrispondente al mito che se ne è ricavato, ma mi piace immaginare questo esempio “storico” come un modello paradigmatico di azione politica, buono anche per coloro che devono dirigere o gestire comunque le attività delle istituzioni accademiche. Hai svolto la tua attività direttiva? E l’hai fatto bene, tanto da lasciare un’impronta nel tuo istituto? Bene, adesso lascia spazio, anche perché se hai fatto veramente bene il tuo dovere sei diventato un buon modello, che altri potranno sicuramente bene imitare. E, perché no?, anche migliorare!

Io veramente penserei che questo si dovrebbe fare per tutti gli ordini scolastici: se quelli che non vogliono più insegnare vanno a comandare, e con una carica a vita, gli altri professori, che esempio e che aiuto dovrebbero dare loro, se proprio in quanto dirigenti a vita hanno smesso di amare e di praticare l’attività didattica?

Vi ringrazio per l’ospitalità, se vorrete darmela.

Mickey Mouse

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