Sui Licei musicali

di Mario Musumeci

Pubblichiamo questo articolo, apparso su LA TECNICA DELLA SCUOLA, Inserto 20 Febbraio 2010 N. 12:

Gli studenti che vogliono seguire questi studi non debbono più essere costretti ad una doppia frequenza: scuola superiore e conservatorio o istituto musicale.

La messa a ordinamento delle varie e in più casi ben consolidate esperienze maxisperimentali di liceo musicale contraddistingue l’intervento riformistico. Va ricordato che la sperimentazione liceale musicale ha una evoluzione lunga oltre un trentennio e abbastanza complessa nella diversità delle sue diramazioni, tra licei musicali annessi ai conservatori di musica, convenzionati con strutture esterne, ed effettive sperimentazioni liceali. Ma solo queste ultime transiteranno nel nuovo sistema mentre i percorsi conservatoriali di studio anteriori al 3+2 accademico (per lo più i compimenti inferiori del vecchio sistema e una parte dei compimenti medi) confluiranno in via transitoria negli istituendi e unitari corsi di formazione di base conservatoriali; fino ad un prevedibile graduale esaurimento, in corrispondenza all’incrementarsi e stabilizzarsi per quantità e qualità della formazione di indirizzo musicale primaria e secondaria. Un riordino innanzitutto, ma che di per sé assume un respiro epocale per come connesso alla riforma dei conservatori di musica. I quali, rilasciando già titoli di studio equiparati a lauree, proprio al momento stanno definitivamente stabilizzando su piano nazionale in analogia i propri curricoli di triennio accademico (laurea di primo livello). Così pure per l’indirizzo coreutico che consentirà l’inedita diffusione sul territorio italiano di sezioni preparatorie  all’unica Scuola di alta formazione coreutica, l’Accademia di danza.
Quali gli effetti più immediati?

Innanzitutto per gli studenti post-media che si dedicano preferenzialmente agli studi musicali si costituisce finalmente l’occasione per non dover più soggiacere alla doppia frequenza degli studi: istituto secondario la mattina, conservatorio o istituto musicale il pomeriggio, studio a casa anche fino a tarda serata, ovviamente per i più responsabili ed impegnati. Certamente la musica, anche per coloro che ne hanno fatto una professione, ha spesso costituito anche l’hobby principale, giustificando così per numerose generazioni di studenti il doppio impegno. Ma non sempre con i risultati migliori.

La riforma poi decide la stabilizzazione in un modello uguale per tutti, dato che allo stato attuale ogni singolo istituto, che fondava la propria stessa esistenza sull’autonomia scolastica, aveva programmi, discipline e monte ore diversi. Peraltro l’impianto disciplinare che unifica i diversi modelli sparsi sul territorio tiene conto del meglio che si è prospettato in decine di anni di sperimentazione.Entrando nel cuore del curricolo pluridisciplinare, è il caso dell’analisi musicale, inserita in maniera consistente per monte orario nella disciplina Teoria, analisi e composizione. E, implicatamente, della stessa teoria della musica, destinata oramai a fuoriuscire dalla diminutiva considerazione di apprendimenti grammaticali funzionali solo alla lettura musicale di base e dunque al famigerato solfeggio parlato: condannato e vilipeso da intere generazioni di pedagogisti – ministeriali e non – e tuttavia mai riconsiderato e adeguatamente ricollocato nel processo formativo di base, includente anche la lettura ritmica, un solfeggio cantato di qualità e una conseguente esercitazione polifonico-vocale. Va pure ben considerata la quinquennalità della detta disciplina: all’origine le corrispondenti sperimentazioni per lo più la ripartivano (secondo diverse diciture: Armonia,  Armonia e analisi, Teoria e analisi, Teoria e composizione etc.) in due tronconi secondo i modelli oramai superabili, in quanto formativamente segregati in biennio e triennio, della lettura e della formazione dell’audizione interiore (ear training), cui  seguivano pratiche di scrittura compositiva di base associata a quelle analitiche su apposite antologie di repertorio musicale.Ma con modelli e prassi metodologiche troppo spesso limitate ai soli fattori di grammatica armonico-accordale. Adesso, dunque, più a favore di una teoria generale, che consideri la pratica argomentativa e riflessiva come un aspetto imprescindibile del fare creativo; e pertanto basato sulla consapevolezza teorico-generale e tecnica dell’integrazione multifattoriale del linguaggio musicale: melodia e ritmo, armonia e tonalità, accompagnamento e polifonia, idioma strumentale e impasto poli-strumentale, articolazione timbrica e testurale (sound). E con una pedagogicamente ben mirata prassi di scrittura compositiva, anzi  minicompositiva per il suo doversi riferire a proposte elaborative necessariamente graduate agli scopi formativi di una scuola secondaria ancora pre-professionalizzante seppur d’indirizzo specialistico.

Colpisce anche in positivo, accanto alla prevedibile Storia della musica e all’importante Laboratorio di musica d’insieme, la definizione più matura della disciplina Esecuzione e interpretazione, a fronte delle tradizionali diciture strumentali (Pianoforte, Violino etc.); il che lascerebbe ben sperare per uno studio dello strumento sempre più indirizzato alla comprensione adeguata e ben riformulata in adeguata esibizione (interpretazione) del repertorio e non ad una sua resa meramente tecnicistica (esecuzione). Si consideri che altrove tali espressioni sono meglio sostituite appunto dall’unitario e misurato termine “performance”.

Interessante pure l’inserimento dell’inedita disciplina Tecnologie musicali, sicuramente in connessione con la recente istituzione presso i conservatori di bienni specialistici (lauree di secondo livello) a indirizzo tecnologico. Il nuovo si percepisce poi anche dall’integrazione pluridisciplinare con una formazione generosamente umanistica (sino alla Filosofia,ma senza escludere la Storia dell’arte) e sufficientemente scientifica. Il che risulterebbe poi abbastanza coerente in uscita con il successivo sistema di alta specializzazione che individua accanto ai conservatori di musica le facoltà letterarie ad indirizzo musicologico, Dams per lo più. E fatta comunque salva la libera determinazione del singolo interessato nel poter scegliere altre facoltà anche non congruenti.

(Mario Musumeci)

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