Come ti scippo le competenze. Un comitato di autodifesa?

di Mario Musumeci

Pervengono segnalazioni, assieme a varie proteste e proposte, da colleghi docenti del neoistituito settore scientifico-disciplinare COTP/01 (Teoria dell’armonia e analisi), per lo più in merito all’insoddisfacente inquadramento delle proprie competenze disciplinari nei corsi accademici di triennio in corso di stabilizzazione. Nonostante che le competenze stesse siano o sancite dalla declaratoria in vigore oppure attribuite per tradizione o anche ampiamente sperimentate e positivamente documentate da esperienze e prassi didattiche.

In concomitanza emerge una generale necessità di concordare l’istituzione di appositi organi di autotutela collettivi e solidaristici. Quanto meno ai fini pratici di non lasciare che altri docenti di altro settore disciplinare – politicamente meglio organizzati – agendo all’interno e all’esterno della propria istituzione riescano ad appropriarsi di competenze e, più concretamente, di discipline e di spazi d’impegno lavorativo non di loro pertinenza. In tal caso sottraendoli al nostro settore, in quanto allo stesso di riferimento più tradizionale, più appropriato e più praticato per le specifiche attribuzioni della relativa docenza.

Tale necessità potrebbe, a detta di alcuni, tradursi nella istituzione di una sorta di Comitato di docenti di discipline teorico-analitico-compositive; quale personalmente definirei più compiutamente il nostro specifico settore. Per meglio distinguerlo dalla più generale Area delle discipline teorico-analitico-pratiche, (codice COTP) dove oltre i docenti della, oramai ex- Armonia (compl.)/Cultura musicale generale si ritrovano i docenti della altrettanto ex- Teoria, solfeggio e dettato musicale, dell’ex- Pianoforte (compl.), etc.

Ma c’è chi sostiene di allargarlo pure agli stessi altri insegnamenti d’area. Certo la faccenda andrebbe discussa e approfondita, prima di arrivare a qualche decisione comune.

Questo sito è nato anche con lo scopo principale di istituire un canale privilegiato per la comunicazione tra specialisti del settore; e con la più ardua ambizione di fondare nel tempo le basi per una effettiva comunità scientifica. Crediamo perciò che, indirizzandoci verso tale più contingente scopo, il momento della discussione debba sempre essere “nobilitato” da visioni che contemperino interessi individuali e di gruppo per un verso ed interesse generale per un altro. E che ogni motivazione ideologica, ed eventualmente rivendicativa, debba essere al meglio supportata da motivazioni scientifiche, cioè ben sorrette sul piano argomentativo e dimostrativo degli stessi aspetti contenutistici e metodologico-disciplinari dello specifico settore di nostra competenza.

Va accennato che il riferimento più insistito dai suddetti interventi informali è stato ai modi della stabilizzazione definitiva dei trienni di primo livello di Musica antica, di Musica jazz e di Didattica della musica – per lo più neo-istituendi nei singoli istituti e mai sperimentati proprio nella forma in corso di istituzione. Un “colpo di mano” (del ministero o delle relative componenti docenti?) che, a parte il grave vulnus apportato al sistema generale della Riforma dell’Afam con l’inserimento di apprendimenti d’indirizzo specialistico a livello della formazione generalista (specialistica di base) del primo livello, presenterebbe varie incongruenze e concreti rischi, sia – per quanto possa apparire paradossale – per il futuro degli stessi corsi in questione, sia per il futuro della stessa istituzione conservatoriale. Oggi posta a livello accademico (Istituto Superiore di Studi Musicali) e comunque, con tutte le attuali pesanti contraddizioni, resa equipollente a quella universitaria.

Non è il caso, qui e al momento, di dar più ampio conto delle specifiche critiche e degli specifici punti di vista. Che preferirei lasciar svolgere ai singoli interessati, nonostante una certa “timidezza” riscontrata nei più.

I quali tutti sono pertanto pregati di intervenire direttamente sul presente sito .  Inoltre pare corretto chiedere agli stessi partecipanti coinvolti l’impegno di allargare “a macchia di leopardo” l’attuale livello informativo e partecipativo all’iniziativa, al fine di allargare al massimo il dibattito e le stesse possibilità di un fattivo intervento. Altrimenti, buona volontà dei singoli a parte, “non si potrà cantare messa”.

Nel frattempo – giusto per dare il buon esempio – comincerei gradatamente a rendere più specifica, nelle stesse direzioni fin qui propostemi, la discussione.

(Mario Musumeci)

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