Le discipline teorico-analitico-compositive nei trienni

di Mario Musumeci

Area disciplinare teorico-analitico-pratica

Settore scientifico COTP-01, Teoria dell’armonia e analisi

Ad uso dei colleghi della oramai superata disciplina Armonia complementare/Cultura musicale generale (e Teoria e analisi, per chi ha svolto la sperimentazione nel vecchio ordinamento), poco informati al proposito, continuiamo a chiarire la portata ed il senso delle trasformazioni che dal vecchio stanno portando al nuovo ordinamento, al momento in corso di stabilizzazione nei trienni accademici.

Da varie discussioni avute con colleghi di varie Istituzioni, del sud come del nord e del centro-Italia, è emersa una certa confusione sullo stato attuale delle competenze disciplinari, già ridefinite dalle cosiddette declaratorie. E tutto sommato positivamente per la attuale centralità proprio nell’ambito analitico, considerato un pò dappertutto (università incluse) come il più dirimente nei problematici rapporti tra professionalità musicale e cultura musicale specialistica nonchè tra  musica pratica e musicologia teorica.

Ciò è da riferirsi proprio alle sperimentazioni attuate a partire da oltre una ventina d’anni fa, da colleghi – come chi scrive – che si son dovuti reinventare da pionieri le proprie competenze. Adesso tali competenze sono  in corso di riformulazione all’interno degli stabilizzandi Trienni accademici, con piena autonomia delle istituzioni ma secondo le ripartizioni quantititative (per ore di lezione e di studio e corrispondenti crediti formativi), già prestabilite da apposito decreto, nelle varie attività formative (di base, caratterizzanti, integrative etc.).

Va detto che le nostre competenze secondo declaratoria, qualificate adesso come effettive discipline, vanno inquadrate obbligatoriamente all’interno degli appositi spazi disciplinari. E va ribadito, a chi ancora non ha chiare le idee, che tali prerogative vanno difese in ogni modo da ogni possibile “aggressione” e tentativo di accaparramento che docenti di altra area disciplinare possono attuare o stanno tentando ai danni della specifica categoria.

Si sente parlare, ad esempio, di docenti di strumento che vorrebbero insegnare Analisi del repertorio musicale (di competenza nostra, secondo declaratoria), mentre semmai è di loro competenza la Letteratura dello strumento (così come lo studio di Trattati e metodi, le Tecniche di lettura estemporanea,  etc.), che potrebbero con lezione individuale insegnare in maniera egregia se ripartita per periodi storici attraverso la lettura estemporanea guidata dal docente sui brani più diversi e un modo di affrontare lo spartito integrativo a quello finalizzato all’approfondimento performativo per la più definitiva esecuzione …

Si sente altresì parlare di docenti di composizione che pretendono di appropriarsi delle competenze analitiche per gli strumentisti, mentre è di loro specifica pertinenza semmai l’analisi tecnica della composizione (analisi compositiva) e per i discenti compositori stessi – secondo relativa declaratoria. Anche per costoro, se avessero più fantasia e voglia di ricollocarsi più produttivamente, non mancherebbero le occasioni: basterebbe attribuire valore disciplinare alle Tecniche compositive, alle Tecniche di contrappunto, alla Strumentazione e orchestrazione … Magari ricordandosi che le loro lezioni sono state e continuano ad essere individuali (o di piccolo gruppo, nei casi estremi).

Mentre le nostre sono da svolgere a gruppi, secondo il modello della lezione teorico-pratica. Ciò può ben comportare la generalizzazione – già ampiamente sperimentata – del seguente modello:

  1. Due gruppi di studenti per classe sia per il primo che per il secondo anno (60+60 ore al primo anno e 60+60 al secondo anno = 240 ore di monte-orario).
  2. Considerando che la terza annualità è fondata sull’applicazione analitica specifica  al repertorio dello strumento (tesina di approfondimento e ricerca anche di piccolo gruppo su brano/i significativi del proprio repertorio) e che mediamente le specialità strumentali sono almeno sei, se non più: tastiere, archi, legni, ottoni, strumenti a corda pizzicata, percussioni, sassofoni (per la particolarità storico-stilistica del loro repertorio) etc., è prassi a tutti consigliabile di procedere in accordo tra colleghi nella ripartizione a monte già dal primo anno (anche per sorteggio o per scelta ciclicamente diversificata) in modo da riuscire a mettere assieme, ogni docente, non più di tre studenti o di tre piccoli gruppi ognuno di analoga specialità strumentale. Con l’attribuzione di 30 ore a ciascuno e sottraendo alcune lezioni introduttive comuni si arriverà a completare il monte-orario annuale: 30+30+30-6+240 = 324.

Certamente tale impianto non è da improvvisare sul piano dei contenuti didattici e metodologici. Dovrà darsi insomma un pò da fare chi non ha mai insegnato una Letteratura musicale di repertorio, adesso Analisi del repertorio: terza annualità riferita alle varie specialità strumentali – ma anche a Composizione se si trova un punto di incontro con i colleghi, e se i docenti di composizione non sono già troppi …

Ma anche i programmi dell’arcaica Armonia complementare (bassetto scolastico incluso) va riformulato – se ancora non lo si è fatto – in più moderne, ed adattate al livello accademico-specialistico, esercitazioni minicompositive. Oltre che impostate secondo un’oramai  irrinunciabile approccio analitico, che si muova con agilità ed appropriatezza nella diversificazione epocale e stilistica.

Non bisogna dimenticare che lo studio di base della Teoria, analisi e composizione (conoscenze di base dell’armonia incluse) sono da riferire ai neoistituiti Licei musicale e ai giocoforza corrispondenti Corsi di formazione di base. Andarvi ad insegnare non è certo cosa che dequalifichi in sè, ma questo – mi sembra – significherebbe che non si trova lavoro sufficiente nei superiori livelli accademici di propria pertinenza. E ciò mi sembrerebbe ancor più grave.

Infine si impari a tenere ben presenti le nostre competenze come da declaratoria (riferita appunto al settore Teoria dell’armonia e analisi):

a) Teoria e tecniche dell’armonia

b) Fondamenti di composizione

c) Analisi dei repertori musicali

d) Analisi delle forme compositive

e) Metodologia dell’analisi

Certamente le scelte possono essere le più diverse, ma alcune possono senz’altro risultare incongrue già nella breve-media scadenza.

Mentre discipline come a) e b) sono per il loro carattere contenutistico specifico da riferirsi al triennio, d) ed e) sono discipline di approfondimento da biennio (e d’altronde proprio d) è stata inserita a suo tempo nel biennio specialistico. Potrei – tra parentesi – aggiungere che io vi insegno anche una Metodologia dell’analisi e fenomenologia dell’interpretazione proprio agli strumentisti, ma mi chiamo Mario Musumeci e mi continuano a dire – colleghi e direttori che mi conoscono – che “sono troppo avanti”, con specifico riferimento sottinteso non so se a loro stessi o alla media dei colleghi o a che altro …).

Certamente non pretendo di risolvere qui tutte le questioni in ballo: sia con riferimento a quelle da me risolte nella mia istituzione di competenza (e non sono poche), sia con riferimento a quelle fin’ora postemi da colleghi coinvolti nell’elaborazione dei trienni.

Ma man mano che la situazione evolve, continuerò a dare una mano a tutti, nei limiti del mio possibile (che comunque poco non è).

Confidando tutt’al più nella riconoscenza di chi riuscirà a servirsi dei miei consigli.

(Mario Musumeci)

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